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Storia delle Maschere di Carnevale

La storia dei Coriandoli

Il Veneto è la casa dei coriandoli! Ecco la storia di quei dischetti coloroti che rallegrano i nostri carnevali….

Qualche secolo fa, nel periodo di Carnevale, durante le tipiche sfilate delle carrozze, venivano gettati sulla folla mascherata, granturco, arance, fiori, gusci d’uovo ripieni di essenze profumate e monete. In seguito, a partire dal 1500 circa, con i frutti del coriandolo rivestiti di zucchero, venivano fatti dei confettini profumati, prodotti appositamente per essere lanciati dai carri o dai balconi in occasione del carnevale. Questa produzione era però molto costosa e ben presto venne sostituita da piccole palline formate dal seme del coriandolo ricoperto di gesso.

Durante il 1800, a Milano, un certo Sig. Enrico Mangili cominciò a lanciare dei minuscoli dischetti di carta bianca che al minimo soffio di vento si alzavano danzanti in aria, creando un’atmosfera di particolare effetto scenico: sembrava che nevicasse sui carri di carnevale che sfilavano per la città! Questi dischetti non erano altro che gli scarti dei foglietti bucherellati che venivano usati come lettiere per i bachi da seta! La folla iniziò ben presto a chiamarli coriandoli, e iniziarono a essere prodotti a livello industriale usando anche carta colorata.

Si fa presto a dire coriandoli: saranno anche piccoli, saranno anche leggeri, ma perché noi li si possa lanciare, qualcuno li deve fabbricare, e poi insacchettare, e poi spedire e far sì che li troviamo sul banchetto del mercato o tra gli scaffali dei negozi.

La casa dove nascono i coriandoli sta nella zona industriale di Porcellengo di Paese, pochi chilometri fuori Treviso. Si chiama “Karnaval”. Il titolare dell’azienda è il signor Franco Carnevale, al quale il destino scritto nel nome aveva tracciato una strada maestra anche se lui l’ha presa un po’ alla larga. Da Cosenza e anzi San Leucio dove è nato, è arrivato in Veneto con l’uniforme di sottufficiale dell’Aeronautica Militare nel 1961; nel 1982 ha ripiegato le ali e si è messo a lavorare con la Cartotecnica di Fontane, che allora era leader nella produzione di coriandoli. Poco dopo, il leader era già lui, con la sua azienda. Adesso di anni ne ha 70, e si diverte ancora.

Molte volte gli succede di dire: «Piacere, mi chiamo Carnevale e vendo coriandoli» e di sentirsi mandare a quel paese da chi si riteneva Per fare i coriandoli, macchine in parte progettate da lui stesso e realizzate con l’aiuto di un amico esperto in meccanica (non ci può essere un gran mercato di macchinari di questo tipo) sminuzzano e mescolano due tipi di carta: «Mica è buona tutta. Noi usiamo solo rese di vecchi manifesti stampati da due tipografie romane di cui conosciamo perfettamente la qualità del prodotto, e rotoli di tipografia fatti apposta, nei classici rosa, verde e viola, colori un po’ spenti perché costano meno». Dalla trasformazione in coriandoli è capitato che venissero salvati manifesti-capolavoro, tipo le locandine originali di “Via col vento” o “Vacanze Romane”, che sono appese ai muri dell’ufficio.

Il signor Carnevale vende e stravende in Italia, in Francia (dove i “confettis” si lanciano tutto l’anno), in Belgio, in Olanda. Da Porcellengo la merce parte su bilici! Vende alla grande distribuzione e ai Comuni, per i quali fa sacchi da dieci chili che finiscono sui carri mascherati. Vende agli alberghi e alle crociere. Si lavora con carta e macchinari da settembre a fine carnevale; il resto dell’anno se ne va in programmazione, conti, rifornimento.

Curiosa la storia del Signor Carnevale e dei suoi coriandoli che girano il mondo, portando un po’ di Veneto in tutte le strade e in tutte le feste!

Fonte: http://mattinopadova.gelocal.it

 

 

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