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Cultura

Villa Farsetti

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Non molto lontano dalla Riviera del Brenta, a Santa Maria di Sala, si può  ancora oggi ammirare il progetto incompiuto della maestosa villa Farsetti.

“La storia e il territorio si uniscono nelle antiche ville che sorgono lungo la Riviera del Brenta. Un mondo assopito che aspetta solo di essere riscoperto.
La nobiltà veneziana ci ha lasciato eredi di queste opere meravigliose costruite tra il XVI e il XVIII secolo e spetta a noi valorizzarle, riscoprirle e amarle come esempio della nostra cultura nel mondo. Piccole descrizioni e curiosità aiuteranno tutti ad avvicinarsi a queste ville con la speranza di sentirsi sempre più vicini alle tradizioni di un territorio come il nostro, intriso di storia, patrimonio e cultura”.

VILLA FARSETTI: LO STILE DELL’ANTICA ROMA LUNGO IL BRENTA

A tentare la costruzione di questo palazzo immenso e sfarzoso fu l’abate Filippo Farsetti che, appartenuto ad una nobile e ricca famiglia veneziana, era un cultore del mondo classico a tal punto da essere disposto a prendere i voti pur di astenersi dalla vita politica per dedicarsi interamente all’architettura, alle arti e alle sue altre passioni.
Il Farsetti, vissuto nei primi tre quarti del XVII secolo, impersonò esattamente quegli ideali di progresso e di conoscenza che caratterizzarono l’età dell’Illuminismo. Ciò che lo interessava maggiormente erano le belle arti, soprattutto la scultura e la pittura, e le scienze naturali, in particolar modo la botanica. Alla coltivazione di questi interessi ed alla conduzione di una vita brillante, consentitagli dalle particolari condizioni sociali e familiari (apparteneva ad una famiglia nobile, tra le più ricche di Venezia).

Nel 1753 dette inizio alle fondazioni della grande casa Farsetti, sorta sulle spoglie della casa padronale tardo cinquecentesca della famiglia Contarini, che doveva situarsi all’interno di un enorme parco, fastoso come i giardini delle ville imperiali romane.
Filippo Farsetti, fortemente suggestionato dalla magnificenza e dallo splendore della reggia di Versailles, iniziò dagli ’40 del ’700 ad immaginare un complesso simile alla residenza francese a Sala. Accanto a quell’esempio ne aveva molti altri: villa Pisani di Stra e le ville che vide durante il suo soggiorno a Roma.

A Roma il Farsetti fu particolarmente suggestionato dalla residenza del cardinale Alessandro Albani che,, nella costruzione della sua villa, volle utilizzare una grande quantità di reperti e di opere d’arte antiche che aveva raccolto. Tali pezzi dovevano essere collocati secondo la disposizione e l’uso che si riteneva avessero in origine, ricreando l’atmosfera delle antiche ville romane.
Il Farsetti volle seguire la strada tracciata dal cardinale Albani, ma in un modo ancora più ambizioso. Nella sua tenuta di Sala egli voleva rievocare tutti i principali edifici dell’antica Roma: il foro, il Campidoglio, l’anfiteatro, la naumachia, la piramide cestia, gli acquedotti, i templi, i palazzi imperiali, ma anche un tratto di strada consolare, un ponte trionfale e le rovine di un circo. Tutto ciò non solo per diletto personale, ma soprattutto con una funzione didattica. Voleva inoltre creare un meraviglioso giardino, concepito però anche come un orto botanico: iniziò quindi a collezionare ogni sorte di specie botanica.

I LAVORI DI COSTRUZIONE

I lavori per la costruzione della villa iniziarono nel 1753 e nel 1755 l’Abate Farsetti chiamò da Roma l’architetto senese Paolo Posi che progettò il maestoso palazzo in stile rococò, ornandolo con trentotto colonne provenienti ti dal Tempio della Concordia di Roma. In quegli anni fece sorgere anche le costruzioni dell’orto botanico, le due cedrare, la stufa botanica, orti, la ghiacciaia e il bosco montan. In seguito si occupò della costruzione dell’anfiteatro e dell’osteria (attuale Municipio).
Nel 1766 Filippo si recò nuovamente a Roma, per concludere le pratiche relative alla secondogenitura e per reperire le colonne da utilizzare nella villa. Papa Clemente XIII Rezzonico gli concesse la proprietà delle colonne originariamente destinate al tempio della Concordia in Roma. Le colonne, visibili tutt’ora sono di moltissimi materiali diversi.

In questo periodo l’architetto francese Clérisseau elaborò lo spettacolare progetto del giardino della villa di Sala, con resti e numerosi edifici. Su una collinetta, formata dal materiale di scavo di un laghetto ovale, innalzò un tempietto che raffigurava le terme romane. Fece costruire, poi, un ampio terrapieno (anch’esso ovale) che circondò con un filare di tassi sagomati ad arco a richiamare un anfiteatro romano. Nelle vicinanze riprodusse i resti dei templi di Diana e di Giove Tonante.

Nel 1769 il Farsetti ritornò a Venezia e proseguì i lavori di costruzione della villa, aumentando sempre più la quantità di denaro chiesto in prestito. Nel 1771 iniziò lentamente a cadere verso la malattia e smise probabilmente di essere abate. Nel 1772 nominò suo erede il cugino Daniele, anche perché il figlio dello stesso avrebbe potuto dar continuità alla famiglia. Morì il 22 settembre 1774 nella sua villa a Sala. Da quell’anno il complesso iniziò una lenta e inarrestabile decadenza che fece svanire in poco tempo il sogno immenso dell’Abate.

LA VILLA OGGI: QUEL CHE RESTA DELLO SPLENDORE ANTICO

Oggi, dell’impianto originale rimane solo la parte a nord, con la villa e le sue pertinenze; purtroppo sono stati persi il vasto parco alberato, l’anfiteatro centrale e la naumachia a sud della strada Cavin di Sala, l’orto botanico a ovest, il “bosco montan” a est, nonché i numerosi giardini all’italiana.
Varcato l’ingresso principale si accede alla grande area a prato antistante la villa, oltre la quale, nel retro, trova posto l’ariosa corte contornata dalla lunga foresteria, dalla scuderia, da serre e limonaie.

La dimora è un unico corpo di fabbrica con la parte padronale sviluppata su tre piani e quelle laterali su due. Il lungo fronte mostra una composizione simmetrica con richiami barocchi. Il blocco principale, scandito da tre serie di aperture rettangolari, è movimentato al centro con andamento convesso, mentre i prolungamenti laterali sono porticati al piano terra e si concludono all’estremità con due volumi concavi a esedra. L’apparato decorativo è essenziale ed elegante: lesene e timpani triangolari e circolari inquadrano le finestre, mentre semplici marcapiani, il coronamento dentellato e la balaustra del terrazzo sommitale, presente lungo tutto l’edificio, sottolineano l’orizzontalità del prospetto.

L’organizzazione degli spazi interni richiama la tipologia usata nelle case inglesi e francesi del tempo: il salone ovale, in asse con i portici e le sale laterali dei padiglioni terminali, è sviluppato in doppia altezza con ballatoio soprastante e si contorna di numerosi ambienti intercomunicanti, mentre i due vani scala quadrati, posti alle estremità nord della dimora, conducono ai piani superiori. Colonne antiche, pavimenti originali in terrazzo veneziano, soffitti e rivestimenti parietali dipinti con motivi decorativi floreali di gusto romano abbelliscono le stanze padronali.

Numerosi i personaggi ospitati nella villa negli ultimi secoli: botanici, naturalisti, architetti, ingegneri, scrittori, matematici, figure istituzionali ed ecclesiastiche.

Oggi il complesso è sede di mostre d’arte e scenografia, di eventi teatrali, cinematografici e musicali, oltre che del Municipio e della Biblioteca Comunale.

Di Giorgia Zatta

Informazioni
Indirizzo: Via Roma, 1, 30036, Santa Maria di Sala – Tel. 041 487560
Web: www.santamariadisala.gov.it
Apertura: nei giorni feriali nell’orario di apertura della biblioteca comunale e degli uffici. Durante eventi e manifestazioni.

Fonti: www.turismovenezia.it
www.dimoreedintorni.it
www.comune-santamariadisala.it

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