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Cultura

Viaggio da Sola, Sobrietà e Poesia

valigie Copia

Maria Perosino, in Io viaggio da sola. Istruzioni per un corretto uso di valigie, solitudine e buonumore (Einaudi), propone una guida insolita, un insieme di racconti-consigli per chi viaggia da sola, per scelta, per lavoro, per fuga.

Scegliere l’albergo giusto, il ristorante che non intristisce, il saper trarre benefici in un altro paese in compagnia di te stessa. Unica compagnia: il trolley. Unico limite: la carta di credito.

Viaggiare da sole è stranamente bello, ma bisogna un po’ imparare a farlo. Viaggiare da sole, me ne sono accorta rileggendo la mia vita a ritroso, significa non tanto, o non solo, imparare a convivere con la solitudine e a cavarsela in occasioni non sempre prevedibili. Significa soprattutto imparare a fare amicizia con i luoghi in cui capita di trovarsi…
Viaggiare da sole non significa affatto essere sole. Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia.

Perché La solitudine non è uno stato d’animo: è banalmente uno stato di famiglia, magari temporaneo, da maneggiare con cura e allegria.

In treno. Poi ci sono un sacco di altre cose che si possono fare in treno. Una delle più interessanti è ascoltare i discorsi degli altri. Per svolgere al meglio quest’attività, l’ideale è scegliere un vagone aperto di un treno regionale. Gli scompartimenti chiusi, quelli a 6 posti, che sopravvivono in qualche vecchio convoglio, si rivelano piuttosto inibitori: per chi parla, che avverte la presenza di vicini sconosciuti e un po’ s’intimidisce o, peggio, tenta di coinvolgerli nella conversazione. E per chi ascolta, che deve almeno far finta di non essere interessato, e dunque evitare di fissare il parlanti e assumere espressioni allocchite di divertimento, stupore o disgusto. Tutte cose che invece puoi concederti senza pudore in un vagone aperto, dove la presenza di molte persone induce a sentirsi al riparo da orecchie indiscrete.

 

2 giugno 1946: quel giorno nasce la Repubblica italiana. Un bimbo sgambetta sotto lo sguardo della mamma, in un quartiere operaio che si confonde con la campagna attorno a Mestre.

Quel bimbo è Mirco Rossi, autore del libro La parabola del consumismo…memorie di un ragazzo al tempo della sobrietà (Emi editore).

220 pagine che si fanno leggere con grande piacere…in questo libro, infatti, non c’è mai una caduta, un momento per potersi annoiare. Più che un saggio sulla vecchia Mestre, o meglio sul quartiere Gazzera, è un “romanzo” dove il protagonista Mirco Rossi racconta dei tempi andati con grande maestria. Quasi un affresco di come si viveva nell’immediato dopoguerra e fino al periodo del boom economico arrivato a cavallo tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio degli anni sessanta.

I giochi di un tempo, le vacanze sognate, il ruolo importante della Chiesa, i ritrovi al bar, il patronato, il parroco, il barbiere, tutto e di più in queste memorie che mirano a farci capire che “si stava meglio quando si stava peggio”…

Pablo Neruda

Mi piaci quando taci

Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell’anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.

da Venti poesie d’amore e una canzone disperata

Corpo di donna…

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.

Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

da Venti poesie d’amore e una canzone disperata

 

Margherita Ruglioni

” Suggestioni letterarie e non solo… “ Un titolo per il dopocena? Una poesia che ti graffia l’anima? Una lettura leggera, un saggio, un fumetto.

Le frasi di un altro, che ti appartengono come fossero state dettate dal tuo pensiero.
Leggere è viaggiare, è incontrare, è non essere mai solo. Leggere è vita.  Nella rubrica ti darò solo qualche suggerimento… sta a te poi scegliere e scoprire gli intrecci.

Chi sono?

Tosco-Veneta, lavoro nella casa dei libri. Abito in una casa stropicciata, tra carte, parole e colori.
Creativa e spontanea, organizzo eventi culturali in biblioteca a Mestre, sono anche pubblicista e mi occupo di comunicazione. Leggo, scrivo, viaggio, amo. Adoro il buon cibo, il mare, la luce.
Quando posso sorrido. Penso, sì, penso molto.

margherita.ruglioni@gmail.com

 

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