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Storia della Torre dell’Orologio o dei Mori di Venezia

La Torre dell’Orologio o dei Mori è uno dei segni architettonici più celebri di Venezia: sovrasta come un arco di trionfo l’accesso alla nevralgica via commerciale della città, l’antica Merceria.

Edificio rinascimentale è un elemento insieme di rottura e di connessione tra le varie parti architettoniche del complesso di piazza San Marco e tra le diverse funzioni urbane che da esso si diramano: le sedi del potere politico e religioso; i luoghi della rappresentanza e quelli dell’economia; l’affaccio verso il mare e l’articolazione dell’intera maglia edilizia cittadina. La torre è, insomma, con il suo grande Orologio astronomico, capolavoro di tecnica e di ingegneria, un irrinunciabile elemento dell’immagine stessa di Venezia .

LA STORIA DELLA TORRE DELL’OROLOGIO

Situata in piazza San Marco a Venezia consta di una torre centrale, costruita tra il 1496 e il 1499 dall’architetto Mauro Codussi, e di due ali laterali, aggiunte successivamente.

La decisione di costruire un nuovo orologio pubblico nell’area marciana in sostituzione del malandato e inadeguato vecchio orologio di Sant’Alipio (sull’angolo nord-occidentale della Basilica) precede, come è noto, quella relativa alla fisica ubicazione della macchina. Risale, infatti, a una deliberazione del Senato del 1493 l’incarico a Zuan Carlo da Reggio per il nuovo orologio; è invece del 1495 la decisione circa “el loco” dove collocarla, che sarà “sopra la bocha de Marzaria”.

Il primo di febbraio del 1499, sempre a testimonianza del Sanudo, finita la fabbrica e montato il meccanismo, “fo aperto et scoperto la prima volta l’orologio ch’è su la piaza, sopra la strada va in Marzaria, fato cum gran inzegno, e belissimo“. Si trattava del corpo verticale (quindi la vera e propria torre) che dall’arco del pianterreno sale fino alla sommità a terrazza con le statue dei mori, lungo un quadruplice ordine a scalare e sulla estensione di un’unica campata a base rettangolare di circa metri 9×6. Nei cinque anni successivi (con decisione del 1500 reiterata nel 1503) furono aggiunte alla torre le due ali laterali concluse dalla doppia terrazza balaustrata. Va notato che solo dopo un incendio del 1512 fu dato avvio al programma di completo rifacimento delle confinanti Vecchie Procuratie (iniziando a demolire l’esistente nel febbraio del 1513). La torre, insomma, per più di un decennio restò, pressochè isolata.

A metà Settecento, ad opera di Giorgio Massari, furono aggiunte, sopra le terrazze, le soprelevazioni delle ali e le nuove ulteriori balaustre; e furono altresì inserite le otto colonne a ridurre la luce delle trabeazioni al pianterreno. Assai gravi furono le manomissioni alla struttura interna del manufatto realizzate, parallelamente a quanto avveniva alla macchina dell’orologio, a metà Ottocento: demolite le scale lignee e sostituite con scalette metalliche a chiocciola, fu abbattuta la copertura in larice e lastre di piombo per sostituirla con volte e lastre marmoree, mentre le stesse statue dei mori venivano alzate di circa un metro rispetto al loro originario livello d’appoggio. Ma anche il complessivo impianto e aspetto della Torre era destinato a subire in quest’occasione una sorta di aggiornamento strutturale e d’immagine con l’utilizzo di materiali e decori poco in linea con le origini della fabbrica.

L’OROLOGIO

L’Orologio nella sua complessità meccanica può essere considerato sotto due punti di vista differenti.

Rispetto alle funzioni specifiche, per cui risulta così suddiviso:
• Il sistema del “Tempo”
• La soneria del I Moro
• La soneria del II Moro
• La soneria dei 132 rintocchi
• L’apparato del Quadrante astronomico e il suo corrispettivo Quadrante sul lato settentrionale
• Il dispositivo di uscita dei Re Magi
• Il dispositivo di segnalazione oraria mediante apparati numerici luminosi amovibili.

Rispetto alla semplice dislocazione delle parti nell’edificio:
• Corpo centrale, con castello a pianta cruciforme
• Quadrante Sud (lato Piazza)
• Quadrante Nord (lato Merceria)
• Tàmbure dei numeri automatici (Ore / Minuti)
• Meccanismo di uscita dei Re Magi
• Gruppo scultoreo dei Mori con la relativa Campana e i due martelli semplici per i 132 colpi.

Il quadrante dell’orologio è in oro e smalto blu; segna ora, giorno, fasi lunari e zodiaco. Un primo restauro fu eseguito nel 1757. Il restauro moderno, iniziato nel 1997, è stato terminato nel maggio del 2006 e inaugurato alla mezzanotte del 27 maggio.

L’Orologio è dotato anche di un meccanismo a carillon, attivato tradizionalmente solo nel giorno dell’Epifania. A ogni scoccare di ora, il pannello laterale delle ore si apre per lasciare passare un carosello di statue in legno rappresentanti i personaggi della Natività e i Re Magi. Le statue, trascinate da un meccanismo a binario lungo la piattaforma semicircolare posta sopra al quadrante, rientrano poi nella Torre attraverso il pannello laterale dei minuti situato dal lato opposto dell’Orologio. Cominciando dal tramonto del sole alle ore 18, la giornata era divisa in 24 ore e quindi i quadranti furono graduati da 1 a 24.

Il corpo centrale dell’Orologio è costituito da un composito castello dall’interessante pianta cruciforme, nei singoli bracci del quale sono alloggiati: 1) il Movimento del Tempo, 2) la Soneria del I Moro, 3) la Soneria del II Moro e 4) la Soneria dei ‘132 colpi’.

Al di sopra del castello, in posizione centrale, si trova sovrapposto il castelletto del meccanismo dei numeri automatici. L’energia di movimento delle singole funzioni è fornita dalla caduta di altrettanti pesi in piombo di varie dimensioni, connessi ciascuno, mediante apposito cavo d’acciaio, ai rispettivi tamburi di avvolgimento (o ricarica) dei singoli sistemi. La loro corsa si avvale della verticalità della Torre per trarne la massima autonomia.

Il pendolo, un raro esemplare di pendolo da due secondi, lungo ben 414 cm, consta di un’asta lignea, una grande lente metallica recante incisa la firma di Luigi De Lucia e un delicatissimo apparato apicale di sospensione a lama.

Il complesso degli ingranamenti di sviluppo dei moti differenziati del Quadrante Sud (lato Piazza) è impostato dal semplice movimento continuo della grande ruota a ciclo giornaliero, del diametro di cm 243, mossa dal pignone collegato all’asse della ruota motrice del Tempo. Due ruote di diametro minore (rispettivamente cm 97 e 87,5) e concentriche rispetto alla grande ruota a ciclo giornaliero sono fissate alla testata quadra dell’albero centrale del sistema in modo da permanere immobili.

I tre moti differenziati ottenuti sono riportati ai settori circolari rotanti del Quadrante visibile sulla facciata della Torre. Il risultato è tale che il settore esterno, ove è rappresentato lo zodiaco e vi è pure l’indicazione di mesi e giorni, accompagna nel suo moto il settore mediano, dal quale la lancetta indica sul quadrante esterno le ore, ma questa, raffigurando il Sole raggiante, è sopravanzata nel suo moto dal cerchio zodiacale di quel minimo e impercettibile tratto sufficiente al suo spostamento relativo in corrispondenza ai diversi segni zodicali, in modo da percorrerli tutti e 12 nell’arco di un anno. Al centro, il settore lunare, nel suo moto di rotazione, ne trascina il globo bipartito (azzurro / oro) attorno alla Terra; un asse, imperniato con questo e radialmente disposto entro il corpo ligneo del settore, ne causa la rotazione grazie all’ingranamento di un ruotino abilmente occultato sotto l’emisfero cavo della Terra stessa.

Ad ogni ora si aziona la soneria dei Mori i cui rintocchi sono ottenuti mediante la percussione delle mazze sulla campana per caduta di rotazione del busto dei Mori. Ogni dodici ore, infine, il meccanismo del Ferracina prevedeva l’azionamento della soneria dei 132 colpi, eseguiti dalla coppia di martelli addossati al bordo della Campana sul lato delle Mercerie.

I MORI DI VENEZIA

Famosi sono i cosiddetti Mori di Venezia, soprannominati così per il loro colore bruno dai Veneziani. Posti alla sommità della Torre su una terrazza, sono due statue di bronzo raffiguranti due pastori che battono con una mazza le ore su una grande campana. Essi sono molto simili ma non uguali, e la differenza visibile consiste nel particolare della barba, di cui uno è sprovvisto. Il Moro barbuto è denominato il “vecchio”, l’altro il “giovane”. A questa attribuzione di ruoli contribuisce un particolare ben preciso. I Mori segnano le ore battendo la campana coi loro martelli (tanti rintocchi quante sono le ore), ma con una precisa modalità. Il Moro Vecchio batte le ore due minuti prima dell’ora esatta, a rappresentare il tempo che è passato, mentre il Moro Giovane suona l’ora due minuti dopo per rappresentare il tempo che verrà.

I Mori rappresentano il caos originario della negritudine primordiale, prima della creazione del mondo. Il suono delle campane, colpite con un martello, ricorda che il Verbo (la Parola) è all’origine della creazione del mondo.

Di Giorgia Zatta

Come raggiungere Il Museo della Torre dell’Orologio o dei Mori
Il Museo della Torre dell’Orologio o dei Mori si trova a San Marco in Piazza San Marco.
Da Rialto si raggiunge a 10 minuti a piedi.
Da Rialto, dalla Stazione e da Piazzale Roma si può prendere la linea 1 con fermata Vallaresso o San Zaccaria. Oppure la linea 2 (più veloce) con fermata San Zaccaria.

Torre dell’Orologio
Piazza San Marco,
30124 Venezia

Per INFO https://torreorologio.visitmuve.it/it/contattaci/

 

Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27orologio_%28Venezia%29
http://torreorologio.visitmuve.it/it/il-museo/sede/la-sede-e-la-storia/
http://digilander.libero.it/orologiodellatorre/Italiano/orologio.htm

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