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Cultura

Leggere è viaggiare, è vivere, è essere

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La traduttrice di Rabih Alameddine (Bompiani)

Siamo ciò che leggiamo, disse un saggio, e Aaliya è questo.

Una creatura meravigliosa, fatta di carta, eppure viva, piena di umorismo, che si nasconde da tutto e tutti dentro una vecchia giacca di lana e dietro la letteratura, cercando nei libri l’amore che la sua famiglia non è stata in grado di darle.

Suoi inseparabili compagni sono scrittori, filosofi, poeti: da Kant a Cartesio, Kierkegaard, Leibnitz, Schopenhauer, Nietzsche, all’adorato Pessoa, citato più e più volte dalla protagonista, a Javier Marias che parla della vita, delle decisioni non prese, della mancanza di scelte, a Marguerite Yourcenar, a Virginia Woolf, a Nabokov e, non per ultimo, a Hirsch nelle cui liriche la protagonista s’immedesima.

Dopo “Il cantore di storie” con questo nuovo romanzo Rabih Alameddine ci trasporta in Libano, a Beirut, e, all’inizio, in un vecchio appartamento della città.

È qui che incontriamo Aaliya, una donna di settantadue anni, i capelli tinti di blu, una traduzione da iniziare, forse, e una storia da raccontare.

Aaliya ci parla della sua vita: anni e anni dedicati a leggere i capolavori della letteratura mondiale per poi tradurli, in silenzio, per puro amore, senza che alcuna traduzione veda mai la luce della pubblicazione; mentre per le vie della città cadevano bombe e si udivano gli echi di una guerra capace di trasformare giovani pacifici in spie e assassini.

Una guerra che ha costretto una donna sola come lei, di professione libraia, appassionata di libri, a dormire con un fucile accanto al letto per difendersi da attacchi improvvisi.

Una guerra che ha costretto Aaliya a rimandare l’appuntamento con l’amore.

Attraverso le pagine de “La traduttrice”, Rabih Alameddine fa vivere al lettore le più svariate emozioni perché affronta tematiche quali i travagli della storia di una nazione, la forza di andare avanti in situazioni difficili, la solitudine e le angosce quotidiane che trovano conforto nella cultura, ricchezza immensa: tali argomenti permeano l’intero romanzo che si distingue fra i tanti per la sua totale unicità.

“ Mi disse che ero bella. Gli dissi che le statuette non lo erano. Allora girò intorno al letto e le buttò tutte nel cestino. Ancora una volta mentì e disse che ero bella. Dissi che ero viva.

Da John Donne: I misteri dell’amore crescono nell’anima ,ma è il corpo a contenerli nel suo libro.

Ahmad non era il primo, né sarebbe stato l’ultimo. Rimase sorpreso dal fatto che non mi coricassi sul letto come un cadavere. Avrei voluto dirgli che, benché non fossi assolutamente un’amante esperta, ero stata in intimità con qualhce uomo. Avevo studiato George Bataille e Hernry Miller, ceduto al Marchese, divorato il razzista Paura di volare, e me l’ero spassata con dissoluti poeti arabi dell’età dell’oro che ringraziavano costantemente Dio per la benedizione della scopata, al- Tifashi, al – Tijani e al- Tusi, ibn Nasr, ibn Yahya, e ibn Sulayman; tanti erano stati dei maestri per me. Volevo dire a Ahmad che non avrebbe dovuto interrompere gli studi. Volevo dirgli che era stato Moravia, il suo sverginatore, a scrivere della naturale promiscuità delle donne. Ma non lo feci, non gli dissi nulla.

 

Il dio degli incubi di Paula Fox (Fazi ed)

Ho la sensazione che la mia barca

abbia colpito, laggiù negli abissi,

qualcosa di enorme.

E non succede nulla! Nulla… silenzio… onde…

Non succede nulla? Oppure è già successo tutto

E noi siamo qui, in silenzio, nella nuova vita?

Juan Ramòn Jiménez

Cantrice della New York anni Sessanta e della borghesia colta di Manhattan, come degli orizzonti caraibici in cui è cresciuta, nel 1990 Paula Fox ha dato alle stampe il suo ultimo romanzo “II dio degli incubi” dedicandolo al Sud degli Stati Uniti.

È il 1941 e Helen Bynum, ventitré anni, per la prima volta lascia lo Stato di New York sulle tracce della zia Lulu, un’anziana attrice che vive rintanata a New Orleans.Intraprende così un viaggio iniziatico verso sud, fino ai polverosi incanti “della città del jazz” dove, tra le strade del French Market o gli artisti della bohème, Helen arriverà a sacrificare al “dio degli incubi” la propria innocenza e i propri sogni.

Ormai universalmente riconosciuta, insieme a Joyce Carol Oates e ad Alice Munro, come una delle più importanti voci della narrativa di lingua inglese, Paula Fox torna con la storia di una formazione e di una perdita, della loro realtà ultima, dei loro coni d’ombra.

Paula Fox è nata a New York il 22 aprile 1923.Figlia di uno sceneggiatore alcolizzato e di una giovane psicolabile, la Fox fu abbandonata in orfanotrofio e poi adottata. A sei anni viene affidata al padre per poi vivere un lungo periodo a Cuba con la nonna. Della propria infanzia racconta: «Quando avevo otto anni, mi trasferii con la mia famiglia in una piantagione a Cuba e vi rimasi per due anni. A parte Cuba, non ho mai vissuto più a lungo di un anno nello stesso posto. Prima dei dodici anni ero già stata in nove scuole diverse, e avevo scoperto che le biblioteche pubbliche erano fonte di libertà, consolazione e verità. I racconti mi trasportavano in altri mondi». Si è sposata per la prima volta a diciassette anni.

Un matrimonio durato poco, dal quale è nata una bambina a sua volta abbandonata in un orfanotrofio. Dal 1955 al 1958 ha frequentato la Columbia University e nel 1962 si è sposata con Martin Greenburg. Negli anni Settanta ha scritto e pubblicato sei romanzi, di cui Quello che rimane è diventato anche un film nel 1971, diretto da Frank D. Gilroy e interpretato da Shirley McLaine.

Il nome di Paula Fox, legato per decenni esclusivamente ai suoi libri per bambini, è tornato all’attenzione del grande pubblico solo dopo che Jonathan Franzen, l’autore di Le correzioni, ha definito i suoi romanzi «più belli e più intensi di quelli di John Updike, Philiph Roth e Saul Bellow».

Una vera e propria rinascita artistica giunta all’età di ottant’anni, che consacra Paula Fox come uno dei massimi rappresentanti della letteratura americana contemporanea.

Paula Fox è la nonna della cantante e attrice Courtney Love, ex moglie del leader dei Nirvana, Kurt.

 

Da Il nuovo sentiero per la cascata di Raymond Carver (Minimum fax)

ULTIMO FRAMMENTO

E hai ottenuto quello che

volevi da questa vita, nonostante tutto?

Sì.

E cos’è che volevi?

Potermi dire amato,

sentirmi amato sulla terra.

 

Che ragazza! di Cathleen Schine (Mondadori)

Che ragazza! E’ la storia d’amore tra un fratello e una sorella che riescono a costruire in modo non convenzionale la loro famiglia.

Lady è imprevedibile e anticonformista. Incurante del grande patrimonio che possiede, conduce una vita bohémienne al Greenwich Village di New York. È il 1964 e lei ha ventiquattro anni. Vive alla giornata, senza pensare al domani, fino al momento in cui il suo adorabile fratellastro Fin, rimasto orfano e solo al mondo a undici anni, si trasferisce a casa sua. Lady, naturalmente, non ha idea di cosa significhi crescere un ragazzino che non ha quasi mai visto e soprattutto è troppo distratta da tre pretendenti che a turno la sfiniscono di attenzioni per rubarle il cuore. Ma lei non intende sposarsi e vuole rimanere libera come l’aria, libera di viaggiare per il mondo e magari di tornare a Capri, il luogo dove si è sentita più a casa. Dal canto suo, Fin si ritrova catapultato in un ambiente lontano anni luce dalla quieta e bella fattoria dove è cresciuto, alle prese con una sorella che non conosce, bellissima, irresistibile, ma soprattutto inquieta e impulsiva. E mentre cerca affannosamente di adattarsi a un mondo di adulti strampalati, capisce che per il bene di entrambi non sarà Lady a occuparsi di lui, ma lui a dover crescere in fretta per potersi prendere cura di lei…

Sullo sfondo dei mitici anni Sessanta, con il movimento per i diritti civili, la guerra in Vietnam, il pacifismo e Woodstock, in un momento storico di grande fermento, Cathleen Schine costruisce con eleganza, sensibilità e humour un romanzo “vintage” delizioso, divertente, ma anche pervaso da una vena di malinconia.

 

Margherita Ruglioni

“Suggestioni letterarie e non solo… “ Un titolo per il dopocena? Una poesia che ti graffia l’anima? Una lettura leggera, un saggio, un fumetto. Le frasi di un altro, che ti appartengono come fossero state dettate dal tuo pensiero. Leggere è viaggiare, è incontrare, è non essere mai solo. Leggere è vita. Nella rubrica ti darò solo qualche suggerimento… sta a te poi scegliere e scoprire gli intrecci.

Chi sono?

Tosco-Veneta, lavoro nella casa dei libri. Abito in una casa stropicciata, tra carte, parole e colori.
Creativa e spontanea, organizzo eventi culturali in biblioteca a Mestre, sono anche pubblicista e mi occupo di comunicazione. Leggo, scrivo, viaggio, amo. Adoro il buon cibo, il mare, la luce.
Quando posso sorrido. Penso, sì, penso molto!

 

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