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Boxe: Noble Art E Sensibilità

1-de piccoli

L’altra sera, rivedendo per l’ennesima volta quel capolavoro di film che è Rocco e i suoi fratelli, di Luchino Visconti, del 1960, mi sono venuti in mente alcuni titoli di libri che trattano di pugilato, ed eccomi a consigliarveli.

Ci tengo in modo particolare a presentare, poi, il mito di “casa nostra”, il mestrino Francesco de Piccoli. Storia di una medaglia d’oro libro scritto da Valter Esposito, edito da Il Prato.

Che dire di questo “gigante buono”, che ho la fortuna di conoscere anche personalmente ed ogni volta che incontro ha sempre qualcosa di interessante da raccontare?E’ una ricca biografia, densa di aneddoti, di momenti di vita familiari e non, di foto straordinariamente belle. Il suo amore per la terra d’origine, dal quale non si è mai staccato (vive a Campalto), le sue passioni per il calcio, la bicicletta, il ballo… e poi il pugilato, la maglia azzurra, fino alla medaglia d’oro nella categoria di pesi massimi alle Olimpiadi del 1960.

Medaglia che purtroppo, tra l’altro, gli fu rubata da un ladro “o incosciente o coraggioso”, entrato a casa sua…“Francesco de Piccoli, ormai vedeva sempre più da vicino il traguardo olimpico, anche se, un infortunio mai rivelato,avrebbe potuto fargli saltare quell’appuntamento tanto agognato. Alla fine del 1959, infatti, al cinema teatro Corso di Mestre, venne organizzata una bellissima riunione mista professionisti e dilettanti. L’accoppiata ormai collaudata, formata da Longhin e Cortella del “Piccolo ring veneziano”, riusciva a mettere in piedi, quasi sempre un “cartellone” con i campioni del momento. (…)

Tra i pugili invitati, figurava anche Francesco de Piccoli, numero uno in Italia per la categoria dei massimi. Sul ring del teatro Corso affrontò un certo Bigioggero di Malegnano. (…)

Il massimo mestrino vinse, ma durante l’incontro sentì un forte dolore allo scafoide destro…lieve frattura. (…)

De Piccoli non disse niente, cercò di curarsi alla meno peggio, ritenendo che la mano destra gli serviva solo ed esclusivamente per difendersi. Con il suo sinistro si sentiva in una botte di ferro. Così, di fatto, andò a Roma menomato, ma forse ancora più caricato. “ Da ricordare, che anche Francesco de Piccoli ebbe il ruolo di protagonista in un telefilm girato da Vittorio Melloni, prodotto da Rai2 e ispirato da un racconto del famoso giallista Giorgio Scerbanenco. Il titolo era “Alto due metri” , girato in Piemonte e in Friuli. Il ruolo, un gigante venuto dalla campagna in città, un po’ impacciato, timido con le donne, ma ricco di umanità…

“Vengo da uno sport duro ma, nella vita, non amo la violenza e questo personaggio di gigante buono l’ho trovato molto aderente al mio carattere.”

 

Suggerisco anche Boxare con l’ombra. Cinema e pugilato, un libro di Alessandro Cappabianca, edito Le Mani, in cui, la quarta di copertina dice così:  

-Nel cinema l’attore che interpreta un ruolo di pugile si trova a contatto con una realtà che pone, nonostante tutti i possibili trucchi di montaggio, una verità fisica del corpo, del suo trovarsi implicato nella violenza del set e del suo trasmettersi al personaggio che invece risalta nel film. Per questo, in una certa misura, ogni film di pugilato somiglia alla pratica della boxe con l’ombra, quando ci si batte contro se stessi. E in questo senso sono emblematici i casi di ex-pugili diventati attori, come Primo Carnera o Tiberio Mitri. Nel volto tumefatto d’ogni boxeur cinematografico non possiamo fare a meno di leggere, ogni volta, la disperazione e la bellezza di questa lotta.

Ben presto nel cinema, con i film sul pugilato, si costituisce un vero e proprio genere, dalle comiche di Chaplin alle grandi pellicole hollywoodiane degli anni ’30 e ’40, da Stasera ho vinto anch’io e Lassù qualcuno mi ama, Anima e corpo e Il colosso d’argilla, a capolavori come Toro scatenato di Martin Scorsese o Alì di Michael Mann, passando per i grandi successi della serie Rocky, senza trascurare gli esempi europei (italiani, francesi) o giapponesi (sul versante più decisamente splatter): genere affascinante, con una sua storia, una sua retorica e suoi procedimenti tipici.

Oltre ad una accurata filmologia cronologica, interessantissime le analisi di spezzoni di film, che vanno dal pugilato nel cinema comico muto, al Boxe Splatter, passando per le commedie, le grandi risse collettive, tori scatenati, ring italiani… Un libro molto puntuale e curioso.

Non posso non consigliare il libro della mia autrice preferita, Joyce Carol Oates, che, da sempre affascinata dalla noble art scrive Mike Tyson edito Mondadori.

“Nessun altro soggetto è, per lo scrittore, così intensamente personale come la boxe. Scrivere di pugilato significa scrivere di se stessi, e scrivere di pugilato ci obbliga a indagare non solo la boxe, ma i confini stessi della civiltà – cos’è o cosa dovrebbe essere ‘umano’.” Così Joyce Carol Oates descrive il suo rapporto con uno sport violento e drammatico, di cui da sempre subisce il fascino. Alla fulminante carriera di Mike Tyson, “enfant prodige” della boxe mondiale, è dedicato questo volume: un ritratto a tutto tondo del più grande pugile del nostro tempo, lungo le vicissitudini sportive e umane del campione dagli esordi faticosi agli altari del ring.

 

In Storia della boxe dall’antica Grecia a Mike Tyson, un libro di  Kasia Boddy , edito da  Odoya, si presenta la boxe come uno degli sport più antichi e appassionanti: i suoi scontri violenti e sanguinari hanno permeato la cultura occidentale fin dal 3000 a.C. e, nel corso della sua storia, pittori, poeti, romanzieri, illustratori, fumettisti, scultori, cantautori, fotografi e registi erano lì a registrarli e interpretarli, imprimendoli per sempre nella memoria collettiva.

Nella sua ricerca enciclopedica sulle multiformi risonanze sociali, politiche e culturali del più viscerale fra gli sport, Kasia Boddy ripercorre l’evoluzione di quella primordiale lotta per dimostrare chi è il più forte le cui armi non sono altro che pugni. Con uno sguardo fresco che attinge a stampe, poster e dipinti, oltre che a romanzi e testi hip-hop, Boddy esplora il modo in cui la storia della boxe ha interagito con la storia dei mass media. Avvincente ed estremamente piacevole da leggere, questo studio onnicomprensivo ci spiega come e perché la boxe ha dato così tanto a tanti-

 

Termino la carrellata di consigli sul pugilato con La combattente. Autoritratto di una donna sul ring di Stefania Bianchini ( scritto con Antonio Voceri) .

E’ l’autobiografia di Stefania, pioniera del pugilato al femminile.

E un talento fiorito sul terreno dell’istinto, quello che ha permesso a Stefania Bianchini di prendere coscienza della propria forza, fisica e interiore, e con la quale si confronteranno formidabili atlete: Regina Halmich, una star per i media tedeschi; l’inglese Cathy Brown, il cui pseudonimo “The Bitch” non lascia affatto tranquilli; Hagar Shmoulefeld, istruttrice dell’esercito israeliano; le italiane Maria Rosa Tabbuso e Simona Galassi e tante altre ancora. In questa autobiografia, che è quasi un romanzo, si racconta una storia di sport e di vita. Dal karaté alla kick boxing, dalla shoot boxe al pugilato, un percorso ricco di titoli italiani, europei e mondiali, ma anche di delusioni e ingiustizie, di amori e disillusioni, di amicizie e di accese rivalità. Pioniera del pugilato femminile, Stefania Bianchini sul ring conquista il mondo. Femmina in un ambiente di maschi, esploratrice di territori mai scontati, mai banali, fuori dal ring vince la sua battaglia per portare la boxe femminile in Italia e consacrarla a sport olimpico. Un gioco d’equilibrio sul crinale che separa il conformismo e l’anticonformismo, l’indole di combattente e l’intima appartenenza di genere, da cui sorge anche il suo incrollabile impegno nella lotta contro la violenza sulle donne.-

Da ricordare però che la vera pioniera fu Jackie Tonawanda, la prima donna pugile professionista che lottò tutta la vita per far sì che il pugilato potesse essere praticato anche dalle donne… Nonostante i rifiuti ed anche alcuni incontri vinti contro uomini, lei continuò, tra match che non le vennero mai riconosciuti e altri che vinse alla grande, fino a ritirarsi nell’Harlem, dove divenne guardia del corpo di un ex pugile a Deer Lake, in Pennsylvania: un tale Muhammad Ali.

 

Margherita Ruglioni

Suggestioni letterarie e non solo… ” Un titolo per il dopocena? Una poesia che ti graffia l’anima? Una lettura leggera, un saggio, un fumetto. Le frasi di un altro, che ti appartengono come fossero state dettate dal tuo pensiero. Leggere è viaggiare, è incontrare, è non essere mai solo. Leggere è vita.  Nella rubrica ti darò solo qualche suggerimento… sta a te poi scegliere e scoprire gli intrecci.

Chi sono?

Tosco-Veneta, lavoro nella casa dei libri. Abito in una casa stropicciata, tra carte, parole e colori.
Creativa e spontanea, organizzo eventi culturali in biblioteca a Mestre, sono anche pubblicista e mi occupo di comunicazione. Leggo, scrivo, viaggio, amo. Adoro il buon cibo, il mare, la luce.
Quando posso sorrido. Penso, sì, penso molto.

margherita.ruglioni@gmail.com

 

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