La Biennale Arte 2024 ha finalmente aperto le porte e Venezia è tornata ad essere uno dei punti di riferimento mondiali per l’arte contemporanea. Dopo averne parlato nelle settimane precedenti, è arrivato il momento di andare a vederla di persona.
Il titolo scelto per questa 60° edizione, “Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere”, invita a guardare il mondo attraverso le storie, le identità e le culture che gli artisti portano in mostra. Passeggiando tra le sedi principali della Biennale si percepisce subito quanto questo tema sia stato interpretato in modi molto diversi.
Cominciamo la visita dalle Corderie dell’Arsenale , uno degli spazi più suggestivi della Biennale. L’antico edificio, lungo e imponente, ospita una parte importante della mostra internazionale. Qui si incontrano grandi installazioni, opere monumentali e lavori molto coinvolgenti. Alcuni artisti raccontano storie di migrazioni e identità, altri lavorano sulla memoria e sulla cultura dei propri paesi.
Tra le opere che colpiscono di più c’è una grande installazione composta da centinaia di figure tessili sospese, colorate e leggere, che sembrano muoversi nello spazio delle Corderie seguendo il ritmo dell’aria e della luce che entra dalle alte finestre. È uno di quei lavori davanti ai quali ci si ferma spontaneamente qualche minuto, perché lo spazio dell’antico edificio rende l’effetto davvero sorprendente.
Proseguendo la passeggiata si arriva ai Giardini della Biennale , il luogo storico dove tutto è iniziato alla fine dell’Ottocento. Qui si trovano i padiglioni nazionali immersi nel verde, ognuno con il proprio linguaggio e la propria interpretazione del tema di quest’anno. È sempre affascinante passare da un paese all’altro nel giro di pochi minuti, quasi come fare un piccolo viaggio intorno al mondo attraverso l’arte contemporanea.
Tra i padiglioni più interessanti di questa edizione c’è sicuramente quello degli Stati Uniti, dedicato all’artista Jeffrey Gibson, che ha scelto di lavorare molto sul dialogo tra arte contemporanea e tradizioni culturali dei popoli nativi americani. All’interno del padiglione si trovano opere colorate, tessuti, scritte luminose e riferimenti alla cultura degli Indiani d’America, in un allestimento molto vivace che unisce tradizione, identità e linguaggi artistici contemporanei.
La Biennale è grande. Molto grande. E proprio per questo il consiglio è quello di non avere fretta. Se possibile è meglio organizzare la visita in due giornate diverse, magari dedicando un giorno ai Giardini e uno all’Arsenale. In questo modo si riesce ad apprezzare con più calma i padiglioni e le installazioni senza arrivare alla fine troppo stanchi.
Raggiungere la Biennale è semplice. Il modo più comodo è il vaporetto, che porta direttamente alle fermate Giardini e Arsenale, entrambe a pochi passi dagli ingressi della mostra.
E dopo alcune ore tra arte contemporanea e padiglioni internazionali, una pausa è quasi d’obbligo. A pochi minuti a piedi dai Giardini si trova viale Garibaldi, una delle zone più autentiche della città. Qui si trovano diversi bacari dove fermarsi per un aperitivo veneziano: un’ombra di vino, qualche cicchetto tipico e magari una piccola degustazione delle specialità locali.
È un modo perfetto per concludere la visita alla Biennale, commentando le opere appena viste e godendosi ancora un po’ l’atmosfera di Venezia.
Maria Cristina Bernardi
Maria Cristina Bernardi
La mia rubrica si intitola “Passeggiate a Venezia” perché è difficile starle lontana!
Parlerò di tutto ciò che vedo, che scopro, che imparo sulla città, con semplicità, proprio come fosse la prima volta che ci vado, come fossi … una marziana attirata dal luccichio dello splendore di una stella nel cosmo … la Serenissima.
E se volete vengo da voi, per parlarne, per accompagnarvi, per raccontarvi …..











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