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Villa Erizzo Belvedere

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Villa Erizzo Belvedere con annessa barchessa costituisce insieme al suo Parco romantico ottocentesco con laghetto, montagnola e torretta, il luogo più suggestivo della città di Mirano e, forse , di tutta la Riviera del Brenta.

“La storia e il territorio si uniscono nelle antiche ville che sorgono lungo la Riviera del Brenta. Un mondo assopito che aspetta solo di essere riscoperto. La nobiltà veneziana ci ha lasciato eredi di queste opere meravigliose costruite tra il XVI e il XVIII secolo e spetta a noi valorizzarle, riscoprirle e amarle come esempio della nostra cultura nel mondo. Piccole descrizioni e curiosità aiuteranno tutti ad avvicinarsi a queste ville con la speranza di sentirsi sempre più vicini alle tradizioni di un territorio come il nostro, intriso di storia, patrimonio e cultura”.

VILLA ERIZZO BELVEDERE: LO SPLENDORE DEL TEMPO

Villa Erizzo Belvedere venne costruita nel ‘500 per svolgere  un’attività prettamente agricola, come dimostrano  i mulini che le appartenevano. Da quando la famiglia Bollani ne commissionò la costruzione, la villa passò di mano in mano agli eredi, spesso donne, prima ai Memmo e poi, con il testamento del 1717, passò ai nipoti Erizzo, che con un importante intervento di restauro gettarono le basi per l’attuale villa.

L’ultimo discendente Paolo Antonio, che collezionò a Mirano molte opere d’arte, lasciò poi i suoi possedimenti, fra i quali la villa, al nipote Vincenzo Paolo Barzizza nel 1824. Barizza, colto frequentatore di letterati ed artisti, diede il via ad una serie di lavori di ripristino.

Nel 1841 venne affidata all’architetto neoclassico Francesco Lazzari (1791-1879) la costruzione di una barchessa porticata, con funzioni di scuderia e di servizi. Tra il 1840 e il 1850, seguendo le norme dell’estetica paesaggistica, venne ristrutturato il giardino, dotandolo di laghetto e isola, montagnola e isola, montagnola e torre belvedere con articolate grotte sottostanti, ponticelli e vedute pittoresche. Volendo precisare quali motivi indussero il Barzizza a costruirsi il Castelletto e la Grotta, si può presumere che lo scopo fosse quello di creare un luogo appartato e privilegiato (che poteva anche essere raggiunto per via sotterranea dalla villa) ove raccogliersi in se stesso o in compagnia di amici intellettuali con i quali amava sovente intrattenersi e sempre comunque in compagnia delle Belle Arti. Vincenzo Paolo Barzizza (1805-1873) ospitò nel 1848 a Mirano uno stretto collaboratore di Giuseppe Jappelli (1783-1852), il pittore Giovanni De Min (1785-1850), l’artista che più assiduamente lavorò al suo fianco (basti pensare alla collaborazione dei due allo stesso Caffè Pedrocchi di Padova e alla villa Gera a Conegliano).

Morto Barizza, la Villa passò al suo amministratore Testa. Nel 1950 circa, il monumento fu danneggiato dall’installazione di una segheria, fallita verso la fine degli anni Sessanta. Il Comune di Mirano ne entrò in possesso e, dopo vari interventi, la trasformò in liceo e in uffici pubblici più tardi. Le scuderie invece furono adibite a teatro e sala convegni.

ARCHITETTURA SOBRIA E INTERNI RICERCATI

La villa di stile neogotico è costruita su tre piani ha la classica pianta del palazzetto veneto con salone al centro e tre stanze per parte al piano terra e al piano nobile. I pavimenti furono realizzati con il tipico terrazzo “alla veneziana” mentre i soffitti travati furono ricoperti e decorati nell’‘800 con degli affreschi. Nelle pareti di una stanza del piano terra sono state ritrovate delle decorazioni a tempera di fine ‘700, attribuite a Vincenzo Chilone, noto vedutista di famiglia miranese seguace di Canaletto, che operò anche nel palazzo degli Erizzo alla Maddalena. L’edificio ha un aspetto semplice e sobrio. Unico elemento distintivo il balcone al piano nobile con tre finestre contornate di pietra d’Istria.

Un porticato collega la villa alla barchessa che oggi ospita il teatro della città di Mirano. Un ponticello dietro la barchessa collega le due parti del parco e permette di raggiungere la villa Morosini-XXV aprile.

CASTELLETTO E GROTTE DEL BELVEDERE

Villa Erizzo Belvedere è considerata una delle più significative e delle più antiche ville di Mirano, soprattutto per il bellissimo parco all’inglese che la circonda, con il  laghetto artificiale e la caratteristica torretta neomedioevale, dalla quale si può godere di una  vista a 360° sul territorio circostante.

Di fronte alla villa si erge il suggestivo complesso architettonico del Castelletto e delle grotte del Belvedere.

Villa Erizzo Belvedere è posta al centro del parco di 1,9 ettari e lo divide in due aree distinte. La zona a sud, sul fronte dell’edificio, è caratterizzata da un laghetto con grotte creato da una deviazione del Muson, e da una montagnola alberata con torretta ottagonale: in questa parte la vegetazione è piuttosto ricca e conta diversi esemplari vetusti e monumentali. La parte nord-nord ovest del giardino ha invece una vegetazione più giovane ed è circondata dal canaletto in uscita dal bacino di scarico dei Mulini di sopra che, dal retro della villa, sembra un secondo lago.

Il Castelletto, uno dei rari esempi esistenti di questo genere, è databile alla seconda metà dell’Ottocento e fu costruito, come detto prima, dal nobile veneziano Vincenzo Paolo Barzizza seguendo il gusto tardo romantico delle finte rovine.

Questo suggestivo luogo stupisce ancor oggi il visitatore per i caratteri di raffinato eclettismo della sua torre e per le straordinarie scenografie dell’ampio complesso sotterraneo delle grotte.

Più che una semplice torre è un vasto complesso a forma di Castelletto, dotato nella pianta di quattro locali accanto ai quali sorge la torre ottagonale a cinque piani, sui resti di un basamento cilindrico – la finta rovina, appunto – ove si apre una finestra ad arco a sesto acuto. Sotto il complesso architettonico della torre si sviluppano circa 250 metri di grotte sotterranee artificiali in un’alternanza di caverne, antri (uno dei quali dotato di laghetto artificiale), gallerie e cunicoli che sboccano all’aperto o che arrivano fino all’interno della Villa.  Le pareti di queste grotte anticamente erano ricoperte di stallatiti e stalagmiti che, rispecchiandosi sull’acqua, dovevano ricordare quelle naturali di Oliero vicino a Bassano.

All’esterno si snoda in un continuo suggestivo saliscendi attraverso percorsi romantici, contraddistinti, da viali, gradinate, ponticelli, fino al lago ed alle isole alberate una della quali, antistante alla villa, esisteva fino alla fine del novecento. La costruzione doveva ricordare quello che era l’antico castello di Mirano, ora distrutto. Tuttavia non si è riusciti ad individuare chi fu l’artefice di tale progetto, anche se le ricerche rimandano al genio di Japelli.

In una piccola stanza al primo piano del Castelletto si possono ammirare due riproduzioni di opere celebrative degli Erizzo eseguite alla fine del Seicento dal pittore Andrea Celesti presenti in villa fino al 1926 quando furono trasferite in una collezione privata di Venezia. Esse rappresentano, l’uno il supplizio di Paolo Erizzo, che appare al centro dell’opera, tra i carnefici che lo seguono in due, mentre a sinistra domina la scena la figura solenne del vincitore Maometto II e a destra nello sfondo, si staglia la rocca di Negroponte, appena conquistata dai turchi; l’altra l’uccisione della figlia Anna, novella “Tarquinia romana” che si avventa contro Maometto con gesto di sfida.

Durante i lavori di restauro del complesso architettonico, durati circa dieci anni, sono stati trovati frammenti di un affresco realizzato da Giovanni De Min, uno dei più importanti pittori da affresco dell’Ottocento Veneto, giunto a Mirano, da Belluno, per dipingere il soffitto del Duomo di Mirano sul tema del Giudizio Universale e ospitato dal Barzizza per circa due anni nella villa Belvedere  (1847-1848). L’affresco i cui frammenti si possono vedere nell’atrio del Castelletto si riferiscono all’opera esistente nel Castelletto  e realizzata dal De Min , negli anni del suo soggiorno a Mirano, “L’allegoria delle arti e dei commerci che portano prosperità a Venezia”.

CURIOSITÀ

-La vicenda dell’uccisione degli Erizzo da parte dei turchi fu ripresa in campo musicale da Gioacchino Rossini nell’opera “Maometto II” su libretto di C. Della Valle. 

-Nel 1947 nel Parco di Villa Erizzo Belvedere e attorno al Castelletto, fu girato il film Lohengrin di Richard Wagner per la regia di Max Calandri. Il film è un adattamento di Bruno Maderna in veste anche di direttore dell’Orchestra e del Coro del Teatro La Fenice di Venezia. Il film è una delle produzioni dell’immediato dopoguerra realizzate nei teatri di posa Scalera esistenti allora all’isola della Giudecca, alle spalle del Mulino Stucky. Con esterni ripresi in gran parte nel parco della Villa Erizzo Belvedere di Mirano. Le voci cantate per Lohengrin di Giacinto Prandelli, per Elsa di Renata Tebaldi figure rispettivamente interpretate dagli attori Antonio Cassinelli e Jaqueline Plessis.

-Nelle Grotte del Castelletto nidifica una colonia di pipistrelli Vespertilio smarginato Myotis emarginatus, genere molto raro nel Nord Italia.

-Il parco è stato menzionato tra i 10 più belli d’Italia nel 2010. Parco che è oggi di proprietà comunale ed è stato unificato con quello dell’adiacente villa Morosini-XXV aprile.

Di Giorgia Zatta

Informazioni

Indirizzo: Via Belvedere, 4 – 30035 Mirano   VE

Barchesse e annessi ed Esterno parco visitabili tutti i giorni.
Orari: 8.00-20.00; invernale: 8.00-18.00. Castelletto su prenotazione

Fonti: www.comune.mirano.ve.it
www.geoplan.it
www.villavenezia.eu
www.passeggiandoinbicicletta.it

 

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