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Con questi occhi Con queste mani Con questo cuore

Le pagine di questo libro sono la visione disincantata di realtà giovanili al “limite”.

Storie di anoressia, bulimia, abuso di alcol, uso di sostanze stupefacenti, ludopatia, violenza familiare…dove i protagonisti sono gli adolescenti. Lo stile asciutto, privo di fronzoli, quasi crudo, è lo stesso usato dai ragazzi nel loro narrare. Con questi occhi, con queste mani, con questo cuore. Con tutto l’amore che ho potuto.

Antonio Savoldi  e` nato a Chiari il 30/01/1974. Si diploma in agraria e in concomitanza con il servizio militare si arruola nella Polizia di Stato. Dopo un iniziale biennio alla Polizia Ferroviaria di Brescia, nei successivi dodici anni, presta servizio presso la polizia Stradale di Seriate. Dal 2008 lavora presso la Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Brescia.

Nuovi capitoli di realismo nella letteratura occidentale: Antonio Savoldi e le storie della Shalom a cura del Prof. Massimo Rossi (Università Cattolica di Brescia)
Otto storie o, per meglio dire, otto interviste che diventano vite narrate in prima persona. Antonio Savoldi, provocatore e autore diventa, così, maieuta prima che narratore e quindi psicologo attento e silenzioso prima che arrangiatore editoriale (ma l’espressione è terribilmente inadatta e provvisoria). Il volume non si configura, dunque, come classica raccolta di racconti brevi in cui siano la trama squisitamente realistica o il tratto introspettivo a caratterizzare il periodare brachilogico e nervoso della pagina, bensì come la verità fotografica di accadimenti che troncano sul nascere la possibilità di qualsivoglia orpello retorico e con esso la voglia di inutili commenti e interpretazioni. Antonio Savoldi incontra, così, gli attori dei drammi descritti restituendo ritratti di taglienti flussi di coscienza. Loro, i ragazzi della Shalom di Palazzolo sull’Oglio, i figli di Suor Rosalina Ravasio, ripartono da zero e parlano ad Antonio mentre passeggiano in uno spaccato di romita campagna bresciana confinata tra il nulla e l’addio. Parlano senza rispetto verso le più elementari regole narrative della fabula e dell’intreccio. Sono andate e ritorni disordinati, sincronici e diacronici allo stesso tempo, scomposti tra un presente incerto e un passato di sprofondata vertigine; un passato che è più reale del presente; un passato che è specchio e forma del presente. Poca e improbabile la sintassi e i connettivi. Infinite le cesure logiche e le pause lunghe, pesantissime e ostinatamente volute. Il libro di Savoldi è una corsa sfinente e al cardiopalma, un singhiozzo alternato ad un perenne crampo epigastrico. Straordinario l’uso abbondante del vocativo che cozza violentemente contro il necessario registro linguistico popolare. Antonio Savoldi trascrive con rigore e metodo le parole prive di metafora dei suoi giovani interlocutori, poiché i sintagmi sono, più precisamente, simboli, cioè concetti terribilmente ancorati alla sostanza materiale delle cose e della vita. Niente metafisica o ansia di paradisi. Semmai un’abbondanza di inferni socialmente costituiti. La caccia è aperta: Antonio Savoldi sembra aver dichiarato guerra al relativismo e al sofismo dialettico del presente: nell’era del virtuale, delle infinite e personali esegesi, nell’era della parola divorziata dal proprio concetto, l’autore spara a zero sulla fumisteria del pragmatismo tautologico delle troppe politiche unicamente proclamate e distanti. Il libro di Savoldi si legge in una notte o in una vita: difficile sopportarne a lungo la tensione estrema e l’urgenza di scovare, dietro ad ogni pagina, il motivo e le ragioni di certi fatti. Non vi sono, del resto, risposte certe e preconfezionate, assiomi o facili verità da sagrestia. Alla chiusura dell’ultima pagina il lettore continua a pensare e ad arrovellarsi sul perché e sul percome di quanto letto e visto. Già, il visto. Poiché l’incedere della scrittura di Antonio ferisce, a tratti, l’immaginario visivo od olfattivo in una possibile sinestesia di sapori e di miasmi di dubbio gradimento. Si termina il libro. Lo si chiude e poi lo si riapre o lo si getta via, lontano e con il solo desiderio di dimenticare, di rimuovere. Continuiamo a non comprendere il segreto e il miracolo della Shalom di Suor Rosalina. Forse è colpa (o merito) di questa campagna per tratti abbandonata a maggese: la nebbia dell’inverno non permette di guardare troppo oltre il proprio naso per cui diventa più facile essere presenti a se stessi.

http://www.marna.it/con-questi-occhi-con-queste-mani-con-questo-cuore/

http://www.comunitashalom.it/

Antonio Savoldi                           
Con questi occhi. Con queste mani. Con questo cuore.
Con tutto l’amore che ho potuto,
Marna (Collana Tracce)
€ 16,00

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