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El Paron de Casa

Per fortuna successe oltre cento anni fa e ci rimise la vita un povero gatto. Pensate se oggi alle 10 del mattino di una calda mattina di luglio a piazza San Marco gremita di turisti, crollasse “el paron de casa”,  come veniva chiamato il vecchio campanile.Sarebbe dura. In pratica in quel caldo mattino del 14 luglio 1902 più di qualche veneziano denunciò solerte la presenza di strane crepe nella parete nord del vecchio campanile. Non c’erano telefonini e denunce on line. Dopo pochi minuti “el paron de casa” tolse il disturbo in un decoroso e serenissimo tonfo. Alla faccia di chi non lo aveva sufficientemente monitorato. Il campanile a causa dei fulmini era già stato oggetto di lutti.  Nel 1745 ci furono alcuni morti per via di un fulmine, solo 20 anni dopo si pensó di dotare la vecchia torre di un parafulmine. Le origini parlano di un faro edificato durante il dogado di Pietro Tribuno nel IX secolo probabilmente su fondazioni d origine romana. La forma urbis di Venezia cominciava a delinearsi. Fu preso come modello il campanile di Aquileia, ovvero la città romana sede poi del patriarcato. Un segno di continuità di quella che era considerata Venezia prima di Venezia. Nel quindicesimo secolo il campanile è il simbolo della potenza della Repubblica. Le cronache raccontano che nel 1511 a causa di un terremoto il campanile venne rimesso a nuovo.  Il giorno del crollo del 1902 il consiglio comunale si riunì immediatamente e il sindaco Filippo Grimani oltre a stabilire immediatamente la cifra di 500 mila lire si decise il “com’era e dov’era!” una frase che divenne celebre. Le macerie vennero portate a Punta Sabbioni dove si stavano ultimando i moli alla Bocca di Porto di Lido. In dieci anni le cinque campane vennero rifuse da una ditta milanese nell’isola di sant’Elena e cosi la Marangona, la Nona, la Mezzaquarta, la Quinta e la Renghiera ripresero a suonare festose nei giorni d festa. L’8 maggio 1997 il campanile tornò ad essere al centro delle cronache dei media del mondo. Alcuni nostalgici della Repubblica, detti i Serenissimi, pensarono di ricordare i due secoli esatti della fine della Repubblica, occupando il campanile.\r\nCon un vecchio fucile e un tank artigianale. Per l’impresa si misero in ferie dal lavoro. Fecero oltre 5 anni di galera a testa. Nemmeno i più crudeli mafiosi furono condannati a tanto. In questi giorni una mostra allestita dalla cassa di risparmio di Venezia a San Luca ricorderà la ricostruzione del campanile con immagini e cartoline d’epoca. È stata organizzata in collaborazione con Musei Civici e Ateneo Veneto. Martedì 24 aprile al teatro Goldoni ci sarà uno spettacolo “Dov’ era  e com’era!”, pensato e diretto da Enrico Ricciardi, il 25 aprile in Piazza San Marco uno spettacolo multimediale alle ore 21 “Cento rintocchi d’acqua, suoni, sogni, immagini”. Il vecchio campanile oggi in cura per manutenzione controllerà tutto dall’alto.

di Maurizio Crovato

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