Home » Una Storia vera !
Letture

Una Storia vera !

foto_3

Una Storia vera … di Maurizio Cortese .

 

Racconto

Anni ’80.
Eravamo una banda di amici che si divertivano con poco: la discoteca al sabato sera, più che altro per passare il tempo; nessuno era amante del ballo, ma ci piaceva frequentare le discoteche per fare i «fighi» e per rimorchiare. Io ero il più anziano, diciamo una specie di boss per gli amici.
Dietro ai miei atteggiamenti, che gli altri prendevano sul serio, c’era tanta timidezza. Quando c’era da andare a fondo delle cose ero sempre un po’ imbranato.
La nostra amicizia andava più che bene, ma secondo altri eravamo degli sfigati.
Effettivamente con le ragazze eravamo tutti un pochettino timidi, nonostante tanti atteggiamenti da supereroi.
Una sera decidiamo di andare ad una «Festa del liscio». Improvvisamente mi trovo davanti Maura (un nome un po’ strano per una ragazza).
L’avevo conosciuta qualche tempo prima tramite la seconda moglie di mio padre – che era rimasto vedovo quando ero ragazzino – ed era da un po’ di tempo non vedevo.
Rimasi un po’ sulle mie, poi lei mi si avvicinò e disse:
“Ciao Luciano, come stai?”
Non sapevo cosa rispondere: mi era piaciuta dalla prima volta che l’avevo vista,  e in quel momento restai come una mummia: non sapevo che dire, che fare!
Lei allora: “Che cos’hai, non ti senti bene?”
“No, scusami Maura, non pensavo di incontrarti proprio qui.”
«Vengo qui perché mi piace ballare» – rispose lei
«Oltre alla discoteca, mi piace anche il liscio!»
Allora mi ricordai che l’avevo incontrata nella più grande discoteca di quei tempi dalle nostre parti ed era in compagnia dei suoi amici.
«Caspita, come è piccolo il mondo» buttai là, non sapendo bene cosa dire.
E lei: «Anche se è presto, cosa fai a Capodanno?»
«A Capodanno? Non so neanche cosa faccio domani!”
Ma dai, non manca tanto; io sono sola! I miei amici vanno ai veglioni e nessuno mi ha invitato»
«Sinceramente, non lo so neanche io cosa farò»
«Vuoi che lo passiamo assieme?»
Non sapevo cosa rispondere. Lei mi guardava con due occhi dolcissimi ed ero proprio imbarazzato.
«Dai, un bel Capodanno fra noi»
Alla fine non seppi dire no. Era troppo bella e i suoi occhi mi stregarono.
A Capodanno festeggiammo insieme, io e lei da soli in un piccolo ristorante che non prevedeva neanche il veglione.
E così cominciammo a frequentarci; conobbi i suoi genitori ed i fratelli, e lei i miei, tutto andava bene.
Ma un giorno una telefonata mi svegliò di mattina presto:
«Luciano, Maura ha avuto un incidente! E’ stata investita mentre andava a lavorare!” (Non l’ho detto prima,ma lei lavorava in una azienda di pulizie).
Era la sorella di Maura!
«Ma come è successo?» chiesi io
«Stava andando in bicicletta a lavorare, un’auto l’ha colpita di striscio e l’ha fatta cadere».
«Allora niente di grave» dissi.
«Non lo so» – fu la risposta.
«Cosa vuol dire non lo so?»
«Non abbiamo notizie!»
Mi vestii in fretta, corsi all’ospedale e trovai la sorella.
«Che notizie ci sono?» – chiesi.
«Finora nessuna».
Cominciò l’attesa.
Dopo due ore arrivò un medico: «siete voi i parenti di Maura Rossi?”
«Certo» disse la sorella.
Nel frattempo erano arrivati anche i genitori.
«Mi dispiace, abbiamo fatto il possibile, ma Maura è entrata in coma, ha avuto un grave trauma cranico. Abbiamo dovuto asportare un grosso grumo di sangue che ostruiva la calotta cranica. Non possiamo sapere come andrà a finire. Mi dispiace tanto»
I genitori e la sorella scoppiarono in pianto dirotto.
Io non seppi cosa fare in quel momento e scappai dall’ospedale.
Mi sedetti su una panchina e cominciai a piangere.
Vedendomi, la signora che aveva un’edicola lì vicino mi venne vicino e mi chiese: «stai bene figliolo?»
La guardai, con le lacrime agli occhi e risposi:
«Sì, grazie.Tutto a posto».
Da quel giorno,cominciò il calvario di Maura e di tutti noi.
I medici dicevano che c’erano poche speranze che si salvasse e che, se ce l’avesse fatta, non sarebbe più tornata quella di prima.
Le mie visite e quelle dei parenti erano continue, ma lei era lì, immobile. Qualche volta aveva gli occhi aperti, ma non guardavano nessuno.
Alla sera, prima di addormentarmi, io pregavo per lei, pur non essendo un cattolico praticante; continuavo a farle visita, cercavo di parlarle, ma senza risultato.
Finalmente,  un giorno,una telefonata: «si è svegliata!»
Non ricordo neanche quanto tempo passò fra la telefonata ed il momento in cui mi trovai di fronte a lei. Non mi riconobbe, come non riconobbe i suoi ma, non so perché, mi sorrise. Non me lo spiego neanche adesso.
Da quel momento, Maura incominciò il suo lungo percorso di riabilitazione. (Non riusciva a camminare, non sapeva più nè leggere, nè scrivere, faceva fatica a parlare). I suoi genitori, i suoi
fratelli, i suoi parenti ed anche io, le siamo stati vicini. Piano piano ha ripreso a camminare, a parlare, leggere, scrivere.
Dopo qualche anno è diventata mia moglie!
E le voglio un mondo di bene!

Mosaic'On Promotori d'Immagine
 

Add Comment

Click here to post a comment

Categorie Notizie