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Una Storia di Natale

 

” UNA STORIA DI NATALE ” di Maurizio Cortese .

Racconto .

Antonio negli ultimi giorni era agitato:era proccupato perché gli sembrava che la ditta per cui lavorava stesse rallentando la produzione.
Era un operaio specializzato e,fino a poco tempo prima,accumulava ore straordinarie in busta paga,ma ultimamente non riusciva più a fare neanche qualche oretta in più.La produzione era diminuita e allora cominciava a preoccuparsi.
In quei giorni era a casa per le ferie natalizie.Lui avrebbe preferito andare a lavorare,perché non era molto amante del Natale.Anzi,ogni anno,non vedeva l’ora che le feste fossero passate per tirare un sospiro di sollievo.
Era l’antivigilia di Natale.Sua moglie gli chiese di andare a fare un po’ di spesa,perché lei non si sentiva tanto bene e lui aveva accettato volentieri perché si era stufato a stare a casa a guardare la televisione
Erano circa le cinque di sera,ma era ormai buio.Quando uscì di casa,sentì un’aria frizzante che gli penetrò fino alle ossa.Voleva tirar fuori dal garage la macchina,ma poi decise di andare a piedi.Il supermercato era vicino,non valeva al pena di andarci in auto,e poi chissà se avrebbe trovato da parcheggiare.No meglio andare a piedi.
Si incamminò.L’aria gli scompigliava i capelli.
La strada era frequentata da parecchia gente con borse della spesa e pacchi dono.
Si fermò davanti alla vetrina di un negozio di elettrodomestici.Avrebbe voluto regalare alla sua Deborah una lavatrice nuova,perché quella che avevano cominciava ad avere problemi,ma in quel periodo non era facile,i soldi bastavano appena ad arrivare a fine mese.
«Signore,mi regali qualche centesimo?»
Si girò.Vide un cespuglio di riccioli biondi sotto ai quali c’erano due occhi azzurri,così azzurri che sembravano fosforescenti.Un bel visetto lentigginoso e dei vestiti che sembravano grandi per quella personcina.Avrà avuto 8-9 anni.
«Signore,mi regali qualche centesimo?»ripetè il bambino.
«Ce l’hai con me?»domando.
«Sì,signore,ci sei solo tu qui!»
Si guardò intorno.La gente camminava sul marciapiede,ma era lui solo fermo davanti alla vetrina.
«Mi dispiace piccolo,non ho soldi»E intanto pensava:»Questi accattoni,mandano i bambini per farti intenerire»
«Vai a casa,che è meglio»
«Ma io voglio aiutare il mio papà»
«Il tuo papà sa che non si può mandare i bambini a chiedere l’elemosina?»
«Non lo so»rispose il bambino.
«Lasciami stare,che ho altro a cui pensare»
«A cosa devi pensare?»
«Devo fare la spesa»
«Allora i soldi li hai!»
«No non ne ho,perché pago con il Bancomat,va bene?»
«Che cos’è il Bancomat?»
«E’ una cosa che si usa al posto dei soldi.E adesso per favore lasciami in pace.»
Si allontanò.Il bambino lo seguì con lo sguardo.

Al supermercato prese quello che Deborah,gli aveva chiesto.Guardò con attenzione i prezzi per non esagerare con il conto.Voleva cercare di spendere il meno possibile.
Quando uscì dal supermercato,sentì un’altra sferzata di vento sul viso.
«Mi sa che stanotte nevica»pensò.
Si incamminò verso casa con la borsa della spesa,quando,improvvisamente se lo trovò davanti.
«Signore,se non vuoi regalarmi qualche centesimo,compra qualcosa!»Era il piccolo ricciolino.
«Perché,adesso hai cambiato?»
«Se non si può chiedere l’elemosina,penso che allora si può vendere qualcosa!»
«E che cosa venderesti?»
«Cartoline di Natale»
«Te l’ho detto prima,non ho soldi dietro.Ho solo il Bancomat!»
«Va bene signore,ho capito.»
«Oh finalmente!»Allungò il passo.
«Signore!»
Si fermò,alzò lo sguardo al cielo e poi sospirò:
«Cosa vuoi adesso?»
«Mi accompagni a casa?»
A quella richiesta si intenerì.
«Dove abiti?»
«Abito qui vicino»
«Va bene,ti accompagno.Come ti chiami?»Nello stesso tempo gli porse la mano.
«Mi chiamo Gabriele»e prese la mano che gli era stata offerta.
«Io mi chiamo Antonio!»
«Ti ringrazio Antonio per aver avuto la disponibilità di accompagnarmi»

Giovanni era un pensionato di 72 anni.Negli ultimi tre anni non aveva più festeggiato il Natale,praticamente da quando la sua adorata Teresa era morta per un tumore.Aveva una figlia che aveva seguito il marito in America,con cui i rapporti si erano affievoliti sempre più.L’ultima volta che l’aveva sentita avevano litigato al telefono.Lui le aveva detto:Va bene pensa alla tua famiglia e sii felice.
Aveva due nipotine che aveva visto solo in fotografia,ma che erano per lui una cosa eccezzionale.Si teneva sempre le foto nel portafoglio.
Quella sera doveva uscire per fare un po’ di spesa.Era solo e non gli serviva molto,quel poco per tirare avanti.Non avrebbe festeggiato e quindi gli servivano le poche cose che acquistava normalmente.
Si coprì bene perché fuori faceva freddo,scese in strada e si avvicinò alla sua vecchia Alfa 33.
Aprì la portiera,salì e cercò di mettere in moto.
La macchina fece qualche sussulto,tossì e poi si mise in moto.
«Prima o dopo resto a terra»pensò.
Mise la freccia e si inserì nel traffico.

Antonio aveva accompagnato il ricciolino vicino alla sua abitazione.Il bambino gli disse:
«Ecco,io abito lì!»
Dall’altra parte della strada Antonio vide una casa un po’ fatiscente.
Chiese a Gabriele:
«Allora tu abiti qui»
«Sì»gli rispose Gabriele.
«Grazie per avermi accompagnato»Scese dal marciapiede e si accinse ad attraversare.

Giovanni aveva fatto la sua spesa e stava rientrando a casa.Era tranquillo,come sempre.Aveva sempre avuto una guida tranquilla e non aveva mai avuto problemi.Solo una multa per divieto di sosta qualche tempo prima,ma solo per una disattenzione sua.
Il bambino gli sbucò all’improvviso da dietro una macchina in sosta.Pur andando piano,non fece tempo a frenare.Sentì un botto e il bambino sparì davanti a lui.Sentì una donna gridare.

Antonio vide il bambino rotolare a pochi passi da lui.Aveva visto l’auto arrivare,aveva visto che andava piano,e pensava che anche il piccolo l’avesse vista.Invece l’auto lo prese in pieno!
Si precipitò verso il bambino.Altra gente arrivò.Si mise la mano in tasca per cercare il cellulare,ma si ricordò di averlo lasciato a casa perché non voleva che qualcuno gli rovinasse la giornata.
«Qualcuno chiami il 118« gridò
Un uomo rispose che lo aveva già fatto.
Si chinò sul bambino:respirava.Gli tastò il polso:era normale.
A quel punto mise in atto la procedura che aveva imparato nel corso,che aveva fatto per il lavoro,di primo soccorso.Mise il bambino di fianco nella posizione di sicurezza,si tolse il giaccone e lo mise sopra al bambino.
Nel frattempo il guidatore dell’auto aprì la portiera e scese:era impallidito e continuava a dire:»Non è colpa mia,non è colpa mia,me lo sono trovato davanti all’improvviso!»
«Signore,lo so che non è colpa sua!Ho visto tutto!»disse Antonio.
Nel frattempo vide gente uscire dalla casa che il bambino aveva dichiarato come sua residenza.
Antonio disse:
«Avvertite i genitori di questo bambino»
Un uomo disse:
«I genitori?Non ho mai visto questo bambino!»
«Ma come?»dise Antonio
«Mi ha detto che abita qui!»
Una donna disse:»Anch’io non l’ho mai visto!»
Si girò di nuovo verso l’anziano che guidava l’auto.Per un attimo gli sembrò di vedere suo padre che era morto tempo addietro.
I capelli candidi,un paio di occhialini e i baffetti alla Errol Flinn,come diceva suo padre.Gli diede subito l’impressione di una brava persona.
Si avvicinò all’anziano e gli disse:
«Stia tranquillo,ho visto tutto,non è colpa sua!»
L’anziano lo guardò con uno sguardo spento e si accasciò.Antonio riuscì a sorreggerlo nella caduta e gli evitò eventuali danni.
In lontananza si sentiva una sirena.

Arrivò al Pronto Soccorso con l’ambulanza che portava il bambino.Poco dopo arrivò anche il signore anziano che guidava l’auto .
L’attesa non fu lunga.Quando vide un medico cercarlo con lo sguardo,capì che voleva dire qualcosa.
«Lei è parente del bambino?»
«No,lo stavo accompagnando a casa,come sta?»
«Il bambino sta bene,solo qualche escoriazione e qualche piccola contusione»
«E il signore che guidava l’auto?»chiese Antonio.
«Anche lui sta abbastanza bene.Ha subito uno choc,lo abbiamo sedato perché era agitato,ma in complesso le sue condizioni sono buone»
«Meno male.Posso vederli?»
«Il signore adesso sta dormendo,ma il bambino può vederlo»disse sorridendo il medico.
Antonio entrò nella camera del bambino.Era seduto tranquillamente sul letto e quando lo vide entrare alzò gli occhi e gli disse:
«Ciao Antonio,sei venuto a trovarmi!»
«Sì piccolo,come stai?»
«Io sto bene.E il signore che guidava l’auto come sta?»
«Sta bene anche lui.Adesso sta dormendo.Mi hai fatto prendere un bello spavento!»
«Lo so,è stata colpa mia.Non ho guardato prima di attraversare.Per fortuna che l’auto andava piano!»
In quel momento entrò un infermiera che  disse ad Antonio di uscire un attimo.
«Va bene esco»Poi rivolto al bambino disse:
«Adesso vado a casa,verrò domani,così mi dirai perché mi hai detto quella bugia.Non è vero che abiti in quella casa.»
Il bambino sorrise,ma non rispose.
Quando arrivò a casa raccontò tutto a Deborah e le disse che il giorno dopo sarebbe andato a vedere come stavano i protagonisti di quell’episodio finito bene.

Il giorno dopo(vigilia di Natale).
Il mattino gli volò via facendo i preparativi per la cena della sera.Non c’era molto da preparare,erano loro due soli.Se fosse stato per lui non avrebbe fatto niente,ma a Deborah piaceva il Natale e quindi la accontentò.
Il pomeriggio decise di andare all’ospedale.Andò per prima nella stanza del bambino.
«Buongiorno»disse.
«Buongiorno”rispose il ricciolino.
«Ma i tuoi familiari dove sono?»disse Antonio al bambino.
«Fra poco viene il mio papà.L’ho chiamato ieri sera,ma non poteva venire subito»
«Ho capito»disse Antonio e gli diede un buffetto.
«Antonio,sono andato a parlare con il signor Giovanni,quello che mi ha investito.Mi ha raccontato la sua storia.E’ solo,poverino!”
«Anch’io sono solo”rispose Antonio.
«Antonio,tu non sei solo,hai una moglie che ti vuole bene.Quando c’è l’amore non si è mai da soli.Pensaci quando ti sembrerà di essere solo.Tua moglie ti vuole bene,ti aiuta.Se qualcosa non va bene,quanto di più bello c’è in una persona che ti ascolta e condivide i tuoi problemi,ma che ti aiuta anche a superarli con il suo amore.Pensaci!Quell’uomo è solo,quando torna a casa non c’è nessuno che gli va incontro e gli dà un bacio.»
Quel bambino aveva ragione.
«E’ vero,io mi lamento e poi,invece,c’è lei che mi sostiene perché mi vuole bene»
«Fra poco ritorno,vado a vedere come sta»disse Antonio e uscì dalla stanza per andare all’ascensore.La stanza dell’anziano era al piano superiore.

«Come va?Tutto a posto?»
«Sì grazie,tutto a posto,almeno di salute.Per il resto lasciamo perdere.»rispose l’anziano.
«Posso sapere qual’è il problema?»
L’anziano annuì e gli raccontò la sua storia.Gli disse della sua amata moglie scomparsa,della figlia che non sentiva quasi più e di come aveva passato gli ultimi Natali.A lui piaceva Natale,ma non aveva più voglia di festeggiare dopo tutte le cose che gli erano successe.
Poi disse che i medici volevano tenerlo lì per due o tre giorni e che a lui non dispiaceva,così non sarebbe stato solo a Natale.
Antonio fu turbato dal racconto dell’anziano.
Rimase ancora un po’ a chiacchierare,poi si ricordò che aveva promesso al bambino che sarebbe tornato da lui.Salutò l’anziano e si scusò con lui.
«Vada pure,giovanotto,mi sono sfogato un po’.Vada»Disse Giovanni.
Tornò nella stanza del bambino:era vuota.Bussò alla porta del bagno:nessuna risposta.
Uscì nel corridoio e vide un’infermiera passare.Le chiese:
«Mi scusi,il bambino che era ricoverato in questa stanza dov’è?Ci ho parlato venti minuti fa e ora non c’è più.»
«E’ venuto il padre.Ha firmato per le dimissioni.Saranno stati cinque minuti fa.»
Tornò nella stanza,vide una piuma per terra,ma non ci fece caso più di tanto,quindi tornò fuori.
Uscì dall’ospedale di corsa.Cinque minuti,forse erano ancora vicini.Infatti:a circa cinquanta metri da lui vide il bambino.Vicino alui c’era un uomo.
«Gabriele!»Gridò.
Il bambino si voltò.Vide che parlava con l’uomo al suo fianco che si girò anche lui.Antonio vide che portava la barba.Gli fecero un cenno di saluto e girarono su una strada a destra.
Giovanni corse verso quella strada,girò l’angolo e…..erano spariti!C’era gente che camminava avanti e indietro,ma nessuno che potesse assomigliare ai due che aveva visto girare l’angolo.
«Ma cosa sta succedendo?»pensò,poi decise di tornare a casa per raccontare tutto a Deborah.
Vicino a casa sua c’era la chiesa parrocchiale,che frequentava solo quando c’erano i funerali di gente che conosceva o,come l’ultima volta in cui era entrato,alla Comunione di una nipote.
Dietro alla chiesa c’era un bel presepe e chissà perché,decise di andare a vederlo.
Era un presepe essenziale,ma era bellissimo perché era a grandezza naturale.Si fermò a guardarlo:Il Bambino non c’era ancora(non era ancora nato)vide Maria con le mani giunte,Giuseppe in adorazione,C’era il bue che sembrava quasi vero e anche l’asino era una copia perfetta.Guardò sopra al grotta:C’era un angelo.I capelli ricci,gli occhi azzurri e….
Rimase pietrificato:quell’angelo era la copia perfetta di Gabriele,il bambino che era stato coinvolto nell’incidente.
«Non è possibile,non è possibile»Pensò e guardò di nuovo l’angelo.
Gli sembrò(o era vero?)che l’angelo gli strizzasse l’occhio.Corse a casa sconvolto e raccontò tutto a Deborah.
Giovanni non riusciva ad addormentarsi,era quasi mezzanotte e si stava rivoltando sul letto per trovare la posizione giusta,ma niente,non ci riusciva.
Improvvisamente vide una testa sbucare dal profilo della porta.
«E’ permesso?»sussurrò Antonio.
«Cosa ci fa qui a quest’ora,se vi vedono…»disse Giovanni.
«Non c’è problema,ho parlato con l’infermiera e mi ha detto che se non facciamo baccano ci lascia tranquilli!»
«Allora venga»
Antonio entrò.Nelle mani aveva una bottiglia di spumante e un panettone.Dietro di lui entrò una bella ragazza bionda che chiuse la porta.
«Signor Giovanni,le presento mia moglie Deborah»disse Antonio
«Complimenti,siete proprio una bella coppia!Ma come mai siete qui?»
«Siamo venuti a festeggiare con lei»
Sulla guancia di Giovanni scivolò una lacrima che attraversò quel viso segnato dall’età e dai dispiaceri,giunse sul mento e cadde sul lenzuolo.
«Ormai sono anni che non festeggio più,sono solo e non ne ho voglia!»
«Signor Giovanni,da adesso non sarà più solo.Ha appena addottato due figli che le faranno compagnia sempre»disse Deborah
«Buon Natale»esclamò sottovoce Antonio
«Siete troppo buoni,siete troppo buoni»disse l’anziano
«Forza signor Giovanni,facciamo un bel brindisi,abbiamo portato anche i bicchieri.Di carta ma lo spumante lo tengono lo stesso.Buon Natale»Disse Antonio sorridendo.
Giovanni socchiuse gli occhi,un’altra lacrima gli scese sulla guancia poi disse:
«Buon Natale ragazzi!»
Fuori cominciava a nevicare.

di Maurizio Cortese

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