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Quattro mura di mattoni rosso veneziano

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Quaranta fila di mattoni in altezza per quaranta metri in lunghezza a formare quattro lati, inframezzati quà e là da qualche blocco di pietra bianca marmorea.

Mattoni intatti e usurati, rosso vivo e sbiaditi, più lunghi più corti, più alti più bassi, comunque complessivamente una bellissima pennellata di rosso in contrasto con il verde della vegetazione e l’azzurro del cielo.
Un microcosmo di vegetazione fauna e spazio completo, perfetto,per la mia psiche,sembra costruito con assurde regole fisiche e matematiche, come quelle che fanno si che ogni pianeta, ogni stella, ogni galassia stia li, in quel punto dell’Universo a distanza debita da altri corpi.Anche quel pò di vento che spira a volte da sud  e talvolta da nord valicate quelle quattro mura ed entrato nella corte cambiava intensità, direzione e soprattutto odore, un odore che raccoglie tutti quelli di una Venezia  lambita fin un attimo prima.
Quelle quattro mura vivono con il passare del tempo,e ospitano tra gli anfratti dei mattoni una varietà infinita di piante spontanee che nemmeno  avessi avuto cura di piantarle avrebbero dato quei fiori di colore violetto, giallo e arancio che invece ogni anno  verso luglio, non so con quale forza, sbocciano puntualissimi, richiamando un viavai di calabroni e maggiolini a succhiare il nettare dai pistilli
Alla base delle mura corre per tutta la lunghezza un’aiuola; su di un lato le rose selvatiche,sull’altro lato un oleandro ed un lauro ed il resto piante rampicanti, tanto rosmarino, e vegetazione spontanea anche quella con colori rubati a qualche tela ad olio raffigurante giardini.
Stando al centro di quella corte, sfruttando l’ombra del lauro che si piega verso l’interno, da qualsiasi parte si volge lo sguardo,il contrasto è sempre lo stesso: Rosso Verde Azzurro.Quella è  la mia bandiera, la bandiera della serenità.
Quel luogo è pieno di magia, ricordo una notte,mentre fumavo il mio sigaro, sul muro dinnanzi a me si appoggiarono due lucciole una a non più di venti centimetri dall’altra,e rimasero lì a tenermi compagnia finche non rientrai in casa, erano sicuro gli occhi di una persona,che avevo appreso all’indomani, deceduta. Quella persona amava Venezia e fumava come me i Toscani; non vidi mai più nell’arco degli anni una lucciola in quel giardino.
Una mattina trovai un passero caduto dal nido, spaventatissimo, che non sapeva volare, cercai in tutti i modi di fargli avere dell’acqua e del cibo umido, anche se la mamma ogni tanto scendeva e lo rifocillava,ma non avevo più un filo di speranza di vederlo oltrepassare il muro per andare verso la libertà, ma due giorni dopo la mattina presto verso le cinque,lo trovai ritto in cima al muro, lo guardai, mi cinguettò quella che io definii un’opera lirica e volando se ne andò via.
Posso passare ore ed ore ad ascoltare il rumore delle foglie mosse dal vento di un castagno di una proprietà attigua, il canto degli uccellini, il rintocco delle campane.Ho sfruttato un chiodo arrugginito come meridiana..Se qualche giornata piovesse,anche stando in casa con la porta-giardino aperta sto ad ascoltare in pefetto silenzio  il ritmo delle gocce di pioggia che cadono sulle larghe foglie di ortensia: tic tac, tic tac,tic tac.
La notte qualche volta apro la mia sdraio e osservo le foglie degli alberi, argentate dal chiarore della Luna che si muovono in una danza meravigliosa che per scenografia ha il blu del cielo stellato, una di quelle che il miglior artista non riuscirebbe a farne una  uguale. Venezia, la Luna, il Cielo, le Stelle, cosa posso chiedere di meglio? Ci sono tre mattoni sul lato destro ormai scavati dalle intemperie che a guardarli sembrano due occhi ed una bocca, sono gli occhi e la bocca del guardiano della corte che ormai da quasi un secolo controlla che tutto resti magico, addormentato,ma allo stesso tempo, vivo da dare tanti ricordi persi negli anni.

di Marco Natali

Marco Natali nato a Trieste il 5 settembre 1957, sangue veneto sia da parte di nonni materni( Dalmati) che  paterni( Chirignago). Titolo di studio Ragioneria, amante della musica,suono vari strumenti da autodidatta,e ascolto tanto jazz.Sposato con una Veneziana DOC, , una figlia che vive in Australia, vivo d’estate e quando posso a Venezia a Cannaregio dove sono ispirato alla scrittura.Ho scritto “Io & VE” ,che sono alcune considerazioni sulla città viste dagli occhi di un semi turista, “Un ponte un premio”, racconto di fantasia ambientato in un contesto reale sempre veneziano,”Moitza la ragazza che ballava a piedi nudi il Tango sull’acqua” , mini romanzo, leggenda sempre svolto a Venezia e “quaranta fila di mattoni rosso veneziano” che è il mio microcosmo,la mia corte di casa.

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