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La memoria dei sensi … ( 3 )

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” La memoria dei sensi … ” ( 3 ) di Marisole Schoppen .

Traduzione di Max Veneziano

Terza e ultima parte

Il motoscafo si muoveva lento lungo il canale. L’uscita in mare aperto era di fronte a loro a poche centinaia di metri. Fabrizio non voleva correre rischi, e soprattutto desiderava che Elena si ambientasse.
Lei aveva messo in cabina gli asciugamani e la borsa termica con le bibite ed il necessario per i panini e dei dolcetti di cui Fabrizio andava ghiottissimo – le ciambelline allo zucchero – tenendo con sé un telo prendisole che aveva posato sul divanetto posteriore, sedendosi sopra.
Per un po’ aveva navigato così, in attesa di trovarsi ad una distanza dalla riva che permettesse di dare gas e planare veloce sulle onde.
“Perché non vai più svelto?” – chiese Elena, cogliendo impreparato Fabrizio.
“Pensavo che volessi vedere la costa. In che direzione vuoi andare?”
“In mezzo al mare dove non possono vederci” – rispose pronta lei, sorridendo maliziosa.
Spostò la manetta del gas fino a fine corsa, facendo planare velocemente lo scafo, poi ridusse di poco la velocità. Puntò verso il mare aperto, di un blu intenso  nella luce bianca del sole estivo.
Per un po’ fissò l’orizzonte davanti alla prua sollevata sull’acqua. Qualche piccola onda passava sotto la carena facendo vibrare lo scafo, che dopo poco tornava a scivolare senza scossoni. Si voltò e vide la costa ormai lontana, le costruzioni più alte ben visibili, ma la spiaggia affollata ed il vocio lontano della gente erano solo un ricordo.
Il rumore intenso e metallico del fuoribordo non rendeva possibile comunicare con Elena, se non urlando. Si limitò a guardarla, semisdraiata sul divanetto, la schiena appoggiata allo schienale in una posizione che evidenziava uno stato di benessere; un piede posato sul tientibene laterale, una mano che teneva fermo il cappello di paglia e l’altra posata in grembo. I grandi occhiali da sole sul viso lasciarono filtrare per un attimo gli occhi di lei che lo fissavano in un sorriso fra il divertito ed il piacere fisico.
Mosse appena la bocca, ma era evidente che non c’era l’intenzione di farsi sentire; il tono di voce troppo basso aveva l’unico scopo di far ridurre la velocità.
Fabrizio fece fermare lentamente il motoscafo in modo che l’onda di poppa non arrivasse bruscamente a sbilanciare l’imbarcazione.
“Voglio prendere il sole” – disse Elena con piglio deciso, alzandosi ed avvicinandosi alla cabina per prendere la crema dalla borsa. Poi tornò a sedersi sul divano esterno, ma questa volta senza adagiarsi. Si sedette in punta, come su una sedia, portò entrambe le mani dietro la schiena e slacciò il reggiseno, che con movimento lento e visibilmente studiato infilò nella grande borsa di tela posata ai suoi piedi. Quindi, puntandosi brevemente sui piedi e chinandosi in avanti, in un attimo si sfilò gli slip, lasciandoli cadere a terra.
A Fabrizio non sfuggì che i movimenti della moglie erano volutamente non casuali, e che era perfettamente consapevole del suo sguardo attento su ogni parte del proprio corpo.
L’ombra delle falde del cappello le oscurava il corpo seduto, di cui risaltava solo l’abbronzatura dorata delle gambe. Senza alcuna esitazione Elena si lasciò scivolare sull’asciugamano e si girò su un fianco, le gambe tese sul sedile ed un braccio ripiegato, con il gomito posato a reggere il capo. Fissò per qualche istante Fabrizio, che la stava guardando come se fosse la prima volta che la vedeva nuda. Ed effettivamente forse lo era, almeno così, in quella posa ed in quella situazione.
Ora era lei a fissarlo. Lo sguardo era invitante, sostenuto ed immobile sul suo volto, quasi sfacciato. La vedeva con la pelle bronzea ed i seni color latte che facevano risaltare ancor più una femminilità a cui non si era ancora abituato.
Era quasi sul punto di alzarsi dal posto di guida per avvicinarsi, quando lei con una rapida torsione del busto si sdraiò, posando il volto nell’incavo delle braccia ripiegate sopra il capo. Ora si trovava ad un paio di metri dal marito, vestita solo del grande cappello e di un girocollo in oro che le aveva regalato lui.
Fabrizio si stupì di sentirsi perfino imbarazzato, provando un intenso desiderio di osservare Elena che si offriva alla sua vista. Lei lo guardava di sottecchi, appena sopra il gomito che le permetteva di vedere senza mostrargli gli occhi. Sapeva che quello era il punto debole del marito, esaltato dal trovarsi alla luce del sole e del caldo sulla pelle.
La curva delle natiche era messa ancor più in rilievo dalla schiena leggermente sollevata sulle braccia.
Fabrizio si alzò dal sedile e si avvicinò, restando in piedi, immobile sopra il suo corpo steso. Il dorso, le gambe e le braccia abbronzate facevano risaltare ancor più i glutei bianchissimi dove il costume li aveva nascosti al sole.
“Mettimi la crema per favore”.
Senza riuscire a toglierle lo sguardo di dosso, prese il flacone e cominciò a farle gocciolare il liquido reso liquido dal caldo. Le scostò i capelli dal collo, notando che indossava due orecchini di perla che lei sapeva piacergli. Poi, lentamente sulle spalle e via via scendendo lungo la schiena. Molte gocce caddero su quegli invitanti glutei sodi e contratti dai muscoli che Elena teneva in tensione; infine scese lungo le gambe.
Richiuse il tappo, lasciò cadere la bottiglietta di plastica e cominciò con movimenti rotatori a spargere la crema sul corpo: prima dalle spalle, soffermando le mani sul suo collo, sfiorando i lobi delle orecchie e facendo passare sopra e di poco all’interno un polpastrello che si inseriva e velocemente scappava via. Poi la schiena, con grandi  volute a palmo aperto, delicatamente, come a voler solo spargere il liquido, senza eccedere con il contatto delle mani sul suo corpo.
Sfiorò appena il fondoschiena, seguendo con un dito la linea che delimitava la pelle abbronzata – su cui si intravvedeva una leggera peluria bionda -, dalla morbida e lunare visione di un mondo che ogni volta gli appariva sconosciuto, misterioso, da scoprire ed assaporare con la dolce e impossibile lentezza del rimandare a dopo un piacere impellente e quasi doloroso.
Ere rimasto quasi deluso dal movimento imprevisto di Elena, che lentamente si girò sulla schiena, quasi risvegliandolo da un sogno. Ma lo sguardo profondo ed irresistibile di lei sotto l’ombra del grande cappello e la vista di ciò che gli apparve come se fosse un adolescente alla prima esperienza, lo trascinarono in un impulso irrefrenabile. Doveva assolutamente riuscire a trasmetterle i brividi dell’emozione che contraevano i suoi muscoli; condividerli con lei. Lasciar scorrere le sue mani sul bianco e sull’oro di quel corpo a lui sconosciuto, magnetico ed irresistibile. Doveva assaggiarla e permetterle di ricambiare con il desiderio che le braccia di lei che lo tenevano stretto a sé, manifestavano con una intensità mai provata, con sussulti di desideri sopiti e nascosti che esplodevano al contatto della loro pelle, della volontà di Elena di essere la sua femmina e non solo la moglie, del bisogno di unirsi a lui per offrirgli il piacere della scoperta di quelle fantastiche sensazioni. Fabrizio si rese conto per un attimo che stava facendo l’amore con una donna diversa da quella che dormiva ogni sera nel suo letto. Poi fu sopraffatto dall’estasi di un piacere che gli annebbiò la capacità di pensare.
*  *  *
Il calore del sole sui loro corpi sudati ed il piacere della brezza che li rinfrescava furono il godimento estremo di un’estasi dei sensi che erano riusciti a vivere insieme, condivisa fisicamente e dalla mente di Elena che si sentiva liberata dall’oppressione del peso che l’aveva soggiogata per troppo tempo ad un ruolo che rifiutava, ma al quale non era mai riuscita a ribellarsi.
Fabrizio sollevò lo sguardo e vide gli occhi di Elena tesi a cercare i suoi. Li fissò per un istante, senza dire né fare nulla. Sorridevano, si aprivano e richiudevano nell’estasi di aver assaporato un piacere per lei nuovo, come se avesse conosciuto il suo uomo solo allora.
Si sdraiarono entrambi sul prendisole. Ogni tanto Fabrizio la guardava; si beava nel vedere quegli occhi chiusi e l’espressione distesa. Lei se ne accorgeva e gli sorrideva prendendogli la mano e tenendola stretta.
A Fabrizio non piaceva tanto stare a rosolarsi al sole. Si alzò a sedere guardando il mare appena increspato e la spiaggia lontana, ascoltando lo sciacquio contro lo scafo, appagato del dondolio delle onde e della vista della moglie, nuda e serena accanto a sè.
Si chiese quanto amore fosse necessario per desiderare e riuscire ad appagare una donna come Elena. Si ritenne molto soddisfatto della risposta che si era dato.
Sentì il desiderio di sfiorare ancora una volta quel seno morbido, ma decise di lasciar perdere, timoroso di rovinare il momento così tumultuosamente dolce che gli rimase impresso nei ricordi.

*  *  *
Fabrizio era ormai rassegnato, sapeva che quei passi per le scale non sarebbero arrivati.
Si stupì nel rendersi conto che la delusione di quella speranza mal riposta fosse meno cocente di quanto si aspettasse.
Il ricordo dei momenti vissuti così intensamente con la propria donna, il sapore del suo corpo e delle sue labbra, erano ancora vivi in lui nonostante gli anni trascorsi, come se li avesse vissuti da poco.
Si chiese se i sensi posseggano una memoria propria, oppure fosse solo un riflesso condizionato della sua mente.
Quando comprese che si stava addormentando, vide gli  occhi di Elena chiudersi insieme ai suoi e si convinse che le mani di lei stessero cercandolo sotto le lenzuola.

FINE

 

La memoria dei sensi … ( 1 )  Link :    http://www.veneziaeventi.com/testata/71-italia-f/2515-la-memoria-dei-sensi-1-

La memoria dei sensi … ( 2 ) LinK :    http://www.veneziaeventi.com/testata/71-italia-f/2516-la-memoria-dei-sensi-2

 

 

 

 


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