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La memoria dei sensi … (2)

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La Memoria dei sensi … di Marisole Schoppen .

 

Traduzione di Max Veneziano

Racconto

Seconda parte

Era sdraiato sul letto tenendo in mano il cellulare. Aveva già riletto un paio di volte quel messaggio, chiedendosi se Elena l’avesse ricevuto al piano di sopra, oppure se avesse lasciato il telefono nella borsetta, come d’abitudine frequente, e quindi senza leggerlo. O ancora, se fosse già addormentata, o se lo avesse letto. In ogni caso non aveva mandato alcun segnale di risposta.
“Se vuoi, qui c’è un letto in più” – le aveva scritto.
Chissà se Elena avrebbe letto fra le righe la sua richiesta, o la sua speranza. Non che ci volesse molto a comprenderla, ma quel messaggio per Fabrizio non era propriamente un segnale sessuale. Si augurava che lo avesse visto; magari non dandogli il peso dovuto, ma che accadesse quella sera. Sapeva che l’indomani mattina l’avrebbe comunque trovato, ma la luce del sole ed il ritorno alla realtà di una nuova giornata che iniziava, ne avrebbero certamente alterato il significato da lui voluto.
Non voleva che leggesse che suo marito voleva soddisfare una necessità sessuale, ma sapeva quanto difficile fosse farle intendere che lui voleva avere accanto almeno per un pò il corpo della sua donna, e sperava che in quelle righe scarne che lui aveva scritto di getto, lei riuscisse a trovare il desiderio di fare altrettanto.
Senza rendersene conto, si trovò a calcolare quanto tempo fosse trascorso dall’ultima volta che era capitato. Realizzò con amarezza che pur avendo  sempre fatto l’amore con lei – anche prima della crisi – , spesso questo suo desiderio non era stato appagato.
Cominciò a passare in rassegna i ricordi della vita con lei e comprese quanto difficile sarebbe stato spiegarle ciò che intendeva dire.
Le donne dicono di ricordare ogni volta che hanno fatto l’amore con un uomo che amano, ma Fabrizio non ci credeva troppo. La sua esperienza da uomo gli diceva che non si può provare ogni volta sensazioni diverse, e che quindi la memoria dei momenti più consueti non lascia traccia.
Pensando a questo, cercò di comprendere cosa suscitasse il ricordo che distingue una occasione da quella precedente. Scremando i rapporti avuti per abitudine, o per un desiderio momentaneo; quelli quasi costretti quando cercavano di avere il primo figlio e quelli nei momenti in cui entrambi avevano voglia, ma la stanchezza di una giornata ne rendeva quasi desiderata una rapida conclusione, gli restava si e no una decina di ricordi.
Con il piacere che si prova quando si fa la pace dopo un litigio, cominciò a pensare proprio a quelli, a rivivere le emozioni che li avevano preservati nella sua memoria.
*  *  *
Sdraiato al buio, Fabrizio attese il rumore di passi che non vennero. Si chiese cosa lei avrebbe pensato se le avesse fatto conoscere anche solo una piccola parte dei suoi pensieri.
Nonostante i tanti anni trascorsi insieme, non sapeva quanto lei avesse ancora desiderio, ed eventualmente quanto ciò dipendesse da lui.
Non era mai riuscito ad affrontare un discorso con lei riguardo i problemi ed i rispettivi desideri sessuali. Lui non si dava pace del perché lei non manifestasse mai un desiderio.
*  *  *
Erano sposati da poco, ma neppure la prima notte di nozze era riuscita a far cadere la barriera fra loro. Non che non avessero vissuto momenti di intimità sino ad allora, ma un insieme di fattori aveva contribuito a far sì che il matrimonio potesse divenire una liberazione fisica per entrambi, cosa che invece non era avvenuta. Come sempre quando l’aspettativa eccessiva porta a delusione certa.
Poco dopo il matrimonio, dietro richieste mai troppo pressanti di Fabrizio, avevano provato qualche piacere di maggior complicità, che Elena sembrava aver condiviso e non soltanto accettato, o subìto.
Non gli sembrava che avesse mai simulato con lui, ed i primi tentativi che avevano fatto per cercare di superare la barriera dell’imbarazzo sembravano averla convinta. Ma era sempre stato solo lui a prendere l’iniziativa, anche se ricordava con grande emozione gli occhi socchiusi della moglie che lo fissavano.
Adorava fare la doccia con lei; e poi, usciti dal bagno, guardarla mentre si sdraiava prona sul letto, vedere la sua schiena nuda, quasi un richiamo ad accarezzarla. I capelli con la coda di cavallo posata sul cuscino accanto al viso, sereno ed invitante. Intuiva il morbido seno a contatto delle coperte, che ora non vedeva, ma immaginava il momento in cui lei si sarebbe voltata offrendosi a lui. Ma lei non si girava mai, se non su sua esplicita richiesta. E questa invalicabile barriera di pudore lo addolorava, se ne sentiva in parte responsabile.
*  *  *
Era nata da pochi mesi la loro prima figlia. Elena non aveva sofferto di una vera e propria crisi dopo il parto, ma i rapporti con Fabrizio, pur non mancando, si erano un po’ standardizzati su qualcosa di molto  simile al dovere coniugale. Neppure le vacanze al mare avevano modificato le cose. La bambina, i biberon le nanne e il passeggino occupavano tutto il tempo libero della giornata; la sera era dedicata ai soliti quattro passi per far addormentare la piccola e l’andare a letto diventava l’agognato riposo dopo la dura giornata, in attesa di qualche risveglio notturno e il biberon alla mattina.
La telefonata mattutina della nonna – la mamma di Fabrizio con la quale Elena aveva un ottimo rapporto, – aveva portato il buonumore in casa. L’invito a venire qualche giorno a casa loro, accettato con reciproca gioia, aveva portato una certa euforia in tutti: nella nonna che avrebbe trascorso un periodo di villeggiatura con la nipotina, il figlio e la nuora, alla quale era molto affezionata; in Fabrizio, che vedeva quell’occasione per uscire dall’ormai abituale tran tran; in Elena, che provava un affetto sincero quando trascorreva del tempo con la suocera, ben sapendo che l’aiuto che le avrebbe dato costituiva una soddisfazione per entrambe.
L’arrivo della nonna fu un vero toccasana nel rapporto fra Elena e Fabrizio. Il piacere stesso di poter uscire a fare la spesa con la moglie senza dover scarrozzare il passeggino fra le macchine ed il camminare lento dei vacanzieri; potersi concedere un caffè al bar insieme a lei, consapevole che la bambina era tranquilla a casa con la nonna; l’invito della madre a Fabrizio perché uscisse a cena con la moglie, senza pensare a pappe, orari e pianti; qualche ora trascorsa in spiaggia insieme. Tutto questo aveva reso più serena Elena, che aveva ricominciato a dedicare qualche ora a se stessa, provando e dando al marito la gioia di alcuni momenti tutti per loro.
Una pubblicità sul giornale aveva indotto Fabrizio a proporre alla moglie una gita su una barca a noleggio. Sapeva bene che Elena non avrebbe accettato di trascorrere un’intera giornata fuori casa; non tanto per la bambina, quanto per non sobbarcare di troppo lavoro la suocera.
Fabrizio aveva letto ad alta voce il messaggio, quasi una provocazione. “Tesoro, cosa ne diresti di farci una bella gita in motoscafo io e te? Noleggiamo una barca e ce ne andiamo in mezzo al mare a prendere il sole”. Elena aveva percepito molto bene il messaggio del marito nascosto fra le righe, e la cosa non la lasciò indifferente.
“Bene!” esclamò la nonna con entusiasmo. “E mi promettete che fino a stasera non vi preoccupate per la bambina, non telefonate e state da soli per godervi la giornata come due sposini”.
Evidentemente anche la nonna sapeva cosa questo significasse, e da persona matura ed altruista, era consapevole che il figlio e la nuora avevano bisogno di una pausa, di un po’ di sprint che spezzasse la monotonia. E che anche una sola giornata trascorsa da soli avrebbe potuto essere un momento importante per loro.
Talmente importante, che Fabrizio l’aveva conservato come un riferimento indelebile nei ricordi della sua vita coniugale.
*  *  *
Sdraiato sul letto al buio, rammaricato perché i passi sulle scale che si era immaginato non c’erano stati, cercava un appiglio per non pensare a quello sgarbo che Elena, forse neppure consapevole di ciò, gli aveva fatto. Sapeva che la mancata risposta lo stava portando su una strada che non voleva seguire, in cui la moglie era colpevole di aver ignorato le ragioni per cui l’aveva scritto.
Aveva bisogno di qualcosa di positivo a cui rivolgere la mente, e quella giornata di mare gli passava davanti agli occhi come se la stesse vivendo in quel momento, come era già successo molte e molte volte negli anni passati.

*  *  *

Fine seconda parte

( la Terza domenica 20 Novembre 2011)

La prima parte   http://www.veneziaeventi.com/testata/71-italia-f/2515-la-memoria-dei-sensi—1-

 



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