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IO & VE Le Formiche

Venezia formiche

Sotto il glicine che sta in cortile nella parte est, dalla mia sedia posta a pochi metri e vicina all’ingresso del salone, noto ora un via vai di formiche intente una a seguire l’altra per raggiungere tutte la stessa meta e poi tornare indietro.

Ecco, è l’immagine di quello che sta succedendo ormai quotidianamente a pochi ponti da casa mia e precisamente in Strada Nova, come d’altronde in quasi tutte le altre parti di Venezia.
Una volta si sentiva parlare di “foresti” al “sabo e domenega”, Pasqua, estate e si parlava di “casin” la settimana di Carnevale.
Oggi si parla di caos o meglio “confusion” tutti i giorni. Migliaia di persone di tutte le razze vengono giornalmente versate in città dalla stazione ferroviaria, da Piazzale Roma e dalla miriade di imbarcazioni che collegano con la Terraferma. Migliaia di imbarcazioni dal minuscolo kajak agli immani cruiser transoceanici, passando per centinaia di lance e lancioni, vaporetti e motonavi.
Decine di migliaia di persone, incolonnate lungo gli itinerari per Rialto o San Marco, come le formichine della mia corte, non sanno nemmeno dove si trovino, unico scopo è raggiungere la meta predestinata, bivaccare, lasciare le tracce del proprio passagggio e tornare lì da dove erano sbucate.

La massa di turisti è enorme e il turismo a Venezia è diventato un “businnes” per ristoratori, albergatori e qualche negoziante, ma mentre una volta l’acquisto principale era la gondola luminosa o il  cappello di paglia tipico dei gondolieri, ora lo “shopping” è prevalentemente formato da magliette, asciugamani, borse ecc… che non hanno nulla a che vedere con la città e si possono reperire in qualsiasi altra località.
Sono rimasto delusissimo all’entrare in uno dei più lussuosi alberghi del centro e, in una meravigliosa e famosissima saletta dove venticinque anni fa convolavo a nozze con la mia “venexiana”, trovare cinesi e giapponesi scalzi, intenti a digitare su tastiere di PC messi li, uso internet point, dall’albergo. Chiedendo notizie in merito, alla “reception” mi facevano capire che ormai chi portava soldi era il benvenuto, indifferentemente dall’abbigliamento, dal comportamento ecc..
Ai miei tempi giravo con  la mia “Canon” con tanto di “tele” durante le giornate feriali: vi assicuro che tranne a San Marco o qualche altro punto d’interesse tanta gente come adesso non cè n’era mai stata.
Ho visto Venezia con la nebbia, con l’acqua alta, con la neve e mi sentivo sempre a mio agio ed entusiasta di quello che vedevo. Ancora così mi sento in questi giorni di vacanza con mia moglie, veneziana, ma di lei vi parlerò più in la. Per raggiungere un dato luogo cerco sempre di inoltrarmi per callette secondarie dove amo sentire il dialetto che esce da qualche finestra aperta , e l’eco dei mie passi. Proprio per il rumore dei passi a Venezia non indosso quasi mai scarpe con la suola di gomma.
Amo il turista fai da te con la mappa della città spiegata, la macchina fotografica a tracolla che incontro in una di queste calli; noto che anche lui ama “ociar” la vetrina di qualche negozio artigianale, i generi alimentari esposti in una delle poche vere salumerie ancora aperte, sentire il profumo del pane che esce dai fornai… Sono certo che ama anche avventurarsi in qualche “osteria” o “cicheteria” tipica.
Amo il turista che va a cercare luoghi o cose insolite per sentito dire: io leggendo qua e là parecchi libri su Venezia e la sua storia ne ho trovati tanti di cui nemmeno i locali sapevano l’esistenza o la storia, e ogni volta che passo in questi luoghi o vedo queste cose li faccio miei come se li avessi scoperti io per la prima volta.
Pensando bene, in quel nugolo di formiche non mi ci vedo e non mi  ci immedesimo: piuttosto mi sento un cane randagio, un cane sciolto, uno di quelli che si incontrano qualche volta lungo qualche calle e passano veloci tutti assorti nella voglia di fiutare cose nuove.

di Marco Natali

Marco Natali nato a Trieste il 5 settembre 1957, sangue veneto sia da parte di nonni materni( Dalmati) che  paterni( Chirignago). Titolo di studio Ragioneria, amante della musica,suono vari strumenti da autodidatta,e ascolto tanto jazz.Sposato con una Veneziana DOC, , una figlia che vive in Australia, vivo d’estate e quando posso a Venezia a Cannaregio dove sono ispirato alla scrittura.Ho scritto “Io & VE” ,che sono alcune considerazioni sulla città viste dagli occhi di un semi turista, “Un ponte un premio”, racconto di fantasia ambientato in un contesto reale sempre veneziano,”Moitza la ragazza che ballava a piedi nudi il Tango sull’acqua” , mini romanzo, leggenda sempre svolto a Venezia e “quaranta fila di mattoni rosso veneziano” che è il mio microcosmo,la mia corte di casa.

 

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