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Il risveglio del mare

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Il Risveglio del Mare !  di Max Veneziano

Social network: realtà o sogno?


Vivere in una realtà virtuale, senza riferimenti nè dimensioni, comporta anche un vantaggio: che basta un lampo per allontanare le tenebre che ti circondano.
L’aspetto positivo è che quando il lampo si esaurisce, le immagini rimangono nitide ancora per un pò.
Forse è solo un’estensione del fenomeno della permanenza sulla retina che si propaga fino alla mente, chissà.
Oggi quel lampo che mi ha illuminato per un pò l’orizzonte si è manifestato con le sembianze di una persona amica con la quale ho chattato in rete.
Ciò che mi ha incuriosito – e che nello stesso tempo ha reso coinvolgente la situazione – è che normalmente non sono avvezzo a considerare “persona” l’ectoplasma che scrive dall’altra parte del mio monitor; nè tantomeno a percepire un seppur vago senso di amicizia quando leggo la sequenza di caratteri apparsi all’improvviso sullo schermo.
La densa coltre che avvolge e spersonalizza gli utenti del web, per un attimo si è diradata, lasciando apparire una figura umana là dove normalmente galleggia l’autore dei codici ascii che definiamo “parlare”.
Escludo che sia stata un’allucinazione, nè la materializzazione di una mia fantasia: quella di fingere che dietro al nick di ogni frequentatore del web non vi sia una persona reale, ma un’apparizione scesa sulla terra per me.
Questa volta l’alchimia sembra essersi realizzata: ho piacevolmente conversato con qualcuno che non ho cercato e che non mi ha cercato, frangendo in un sol colpo la barriera della riservatezza verso persone sconosciute, e quella della sfrontatezza conseguente alla consapevolezza dell’anonimato.
Vorrei dire grazie a questa persona, sirena del sogno disceso in un pensiero di donna, dedicandole il ricordo di una emozione che forse anche lei ha vissuto, etereo e bellissimo come il volo della mia fantasia, fragili ali di quelle parole che ci hanno fatto conoscere.

Il risveglio del mare

Certe mattine, quando sono triste, mi siedo al limite della battigia e osservo il mare.
Sento il rumore della risacca, fisso un punto dove l’acqua sale fino a fermarsi;
penso a lui che ha viaggiato tanto ed è venuto a morire proprio accanto a me.

Lo ascolto, mi alzo per guardare oltre l’orizzonte così vicino. La malinconia si allontana piano.
Odo la musica cadenzata delle onde increspate, fisso ancora il  punto dove l’acqua arriva e si ferma;
ora penso a lui che si è appena svegliato, si stiracchia vicino a me per darmi il buongiorno.

Taccio. Mi dice di quante persone tristi lo stanno osservando senza ascoltarlo,
incapaci di alzare lo sguardo per vedere appena più lontano.
Vorrei il coraggio di andare loro incontro e camminare un pò insieme.

Il sole che sorge alle spalle, lo sguardo oltre il faro a cercare la luce,
la sabbia accogliente di una via familiare,
il suono ovattato di una giornata migliore che attende al di là dei palazzi ormai vuoti.

Percorro la strada che sento ora amica;
mi offre il ricordo dei momenti sereni,
di un tempo trascorso, del mio mare tranquillo.

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