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Letture

Il mestiere di scrivere

Pausa-di-Riflessione

di Giorgio Girace

Il mio è un progetto senza speranza? No, il mio progetto porta a qualcosa.

Qualcosa a chi? E dove? E come si fa a dirlo? O a pensarlo solamente? Lo scrittore è un tizio con parecchi dubbi e parecchie convinzioni, quasi mai pragmatico.

Scrivere in che direzione? Ognuna sembra quella buona e su qualsiasi strada. All’indietro, contromano oppure verso l’alto, e poi sul solido terreno ma anche sull’inconsistenza del fumo. Nessun indice che segnali la direzione, nessuna base consistente. Solo pseudo convinzioni, forse…

E forse lo scrittore ne approfitta di quelle giornate fatte per non parlare, estrapola i propri ologrammi e li tramuta in lettere, in frasi, in periodi. Li rilegge, li cancella, li riscrive e suonano buoni, ma dopo appena un’ora perdono consistenza e risultano banali, ma a leggerli con la mente son diversi.

Ecco, le dita sono inutili. Ci vorrebbe una scrittura diversa, bisognerebbe imprimere il pensiero, ma non con semplici e banali caratteri, bensì con concetti astratti. Il concetto astratto,appunto, dovrebbe prendere forma bidimensionale ed essere impresso su carta. Avete mai riflettuto durante un sogno? E’ difficile. Eppure se ci riuscite, consideratene la modalità. Non si concretizzano periodi grammaticali, non ci si sforza nella linearità di pensiero. Appare tutto istintivamente ovvio, si accetta la sensazione come la migliore, senza bisogno di evolvere. E’ possibile condividere una cosa del genere? Se si potesse farlo, si concepirebbe il romanzo perfetto.

Ecco perché alla fine di un lavoro, c’è una parte dell’autore che mastica amaro. Scrivere un libro è un percorso temporale. Egli, l’autore, durante la stesura, respira, mangia, fuma, vive, invecchia, riflette, cambia opinioni, è alle prese con i problemi domestici, parla e si trasforma. Un po’ come tutti del resto.

E quando va a rileggere iprecedenti capitoli del lavoro, si accorge che alcuni periodi da lui scritti, sono infantili. E li corregge, ma non basta, c’è da riformulare il concetto. Così alla fine, lo assale una sorta di impotente scoramento. E allora si abbandona tutto per un mese, poi si riparte. La rilettura diventa inaspettatamente piacevole e ci si meraviglia della propria bravura. Del resto se si scrive, si è convinti del proprio talento. Basta poco, ci si lascia andare e ci si immedesima nel protagonista. E’ lui, e non noi che si racconta.

Il mio editore sostiene che per scrivere un buon romanzo si debba avere un po’ di cultura, fantasia, proprietà delle regole grammaticali e specialmente, si debba avere qualcosa da dire. E per avere qualcosa da dire, bisogna aver vissuto delle esperienze, magari di qualsiasi tipo.

Questa ovviamente è anche la mia convinzione. E debbo dire che mentre scrivevo, capitava a volte di sentirmi estraneo al protagonista, egli andava per i fatti suoi e non riuscivo a contenerlo. Ma è stato bello così. I miei freni inibitori poco hanno potuto. E’ stato un bene, d’altronde io riesco, a modo mio, a descrivere i miei ologrammi, cioè li traslittero in caratteri alfabetici. E spero innanzitutto di non essere pesante.

Il mio è un romanzo riflessivo. Come tutti posseggo un universo interiore, posseggo le mie paranoie, e Glauco il protagonista, le riflette tutte. Egli è un perdente, un vinto, e sotto sotto ne è consapevole. E anche se frequenta le discoteche, le considera luoghi effimeri, ci soffre, ci gioisce e ci patisce la solitudine. Sì perché stare tra la folla non gli porta alcun beneficio.

Aver scritto questo racconto, mi ha portato alla convinzione che tutti noi, presi singolarmente, abbiamo del buono, delle qualità che difficilmente sarebbero condivisibili se rapportati in gruppo. E Glauco, lo sa bene, egli è un sociofobico e vive i suoi dilemmi come del restoli vivono tutti, sia singolarmente, sia tra la solitudine delle folle.

“Salsa, passioni e tradimenti”, romanzo che narra il tormento interiore del protagonista e le vicissitudini sentimentali che ruotano intorno ad un grande amore sostenuto dal compromesso del tradimento.

Narcisista, eccentrico, passionale come solo il mondo del ballo può indurre a concepire. Però anche profondo e riflessivo con una morale tutta sua, una morale appunto eccentrica.

info: http://www.occasioniusato.it/salsa_passioni_e_tradimenti.html

 

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