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E dimmi che non vuoi morire …

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” E dimmi che non vuoi morire ”  di Maurizio Cortese .

Racconto .

Un suono insistente mi svegliò. Non capivo cosa fosse, ma continuava a martellarmi il cervello.
Riemersi lentamente da un mondo affollato di gente che mi chiedeva tante cose, non mi ricordo cosa, ma capii che era un sogno.
Riemersi lentamente dal sonno sentendomi come un sub che riaffiora dal mare.
Il suono era insistente, non mi dava tregua. Piano piano capii che era il telefono.
Mi alzai dal letto ed andai in salotto a rispondere con passo barcollante per l’ora notturna, ma anche perché la sera prima avevo esagerato con l’alcool. Mi sembrava di camminare sul ponte di una nave nella tempesta.
«Pronto, chi parla?»
«Luca, sono Monica!»
Monica. Ci eravamo lasciati sei mesi prima. Più precisamente, fu lei che mi lasciò.
La nostra storia era stata di alti e bassi. Litigavamo per qualsiasi cosa, ma continuavamo a stare insieme, finché un giorno mi disse che aveva trovato una persona “più in gamba di me”.
Si era invaghita di un avvocato molto in vista ed aveva perso la testa per lui. Io –  semplice operaio -non potevo offrirle i lussi che cercava, e lei se ne andò.
«Cos’è successo, perché mi chiami?» dissi io.
«Devo parlarti, è una cosa importante» rispose.
«A quest’ora di notte?»
«Luca, è una cosa seria. Per favore, vieni subito e ti spiego»
Non soddisfatto dalla sua risposta le chiesi di nuovo cosa volesse da me.
«E’ importante, ti prego vieni da me!» rispose con tono concitato.
«Va bene» dissi io. L’agitazione che percepii nella sua voce mi convinse.

Non ero mai stato in casa sua dopo che ci che ci eravamo lasciati, ma avevo saputo dove abitava tramite un’amica comune. Il suo appartamento era nel quartiere più elegante della città e non faticai a trovarlo.
Premetti il pulsante del citofono, la serratura si aprì con uno scatto che risuonò nel silenzio; entrai e mi diressi all’ascensore. Erano le 3 di notte e non c’era nessuno in giro.
Giunsi al quarto piano e cercai l’appartamento 410.
Mi avvicinai alla porta, ma attesi un attimo prima di suonare. Mi chiesi cosa mi avesse spinto ad andare da lei.
Il silenzio era opprimente e mi decisi a bussare, ben sapendo che il mio dubbio non poteva trovare risposta.
Dopo qualche secondo venne ad aprire. Era bellissima, indossava una vestaglia di seta.
Mi accorsi di una luce strana nei suoi occhi. Il trucco si era sfatto. Capii che aveva pianto.
«Cos’è successo?» le chiesi.
«Luca, lui mi ha lasciato». Sapevo che parlava dell’avvocato.
Era sempre stata un po’ frivola, le piacevano le serate nei migliori ristoranti e la bella vita. E fu per quello che non mi dannai molto quando mi lasciò.
«E allora, cosa vuoi da me?»
«Avevo bisogno di una persona che mi capisse».
«Ed hai pensato a me nonostante il modo in cui ti sei comportata?» risposi.
«Hai ragione Luca. Non mi sono mai resa conto di quanto tu mi volessi bene e solo adesso capisco cosa tu abbia rappresentato per me».
Mi raccontò la sua storia. Vedevo quanto era angosciata per ciò che le era successo, ma non mi lasciai intenerire.
Da quando mi aveva lasciato per l’avvocato aveva avuto anche molti incontri con gente facoltosa ed in vista. Mi confessò che aveva avuto rapporti anche con uomini politici influenti che le aveva presentato il suo compagno avvocato. Lui la usava per aprirsi le porte del potere e lei era sottomessa, ma per soldi accettava tutto.
«Cosa vuoi da me?» chiesi con decisione. Il mio tono era volutamente sprezzante. Cosa voleva ora dopo avermi lasciato?
«Luca, voglio solo chiederti perdono, ho sbagliato con te, me ne rendo conto adesso anche se so che è troppo tardi»
Poi mi guardò fisso negli occhi.
«Questa è l’ultima volta che ti chiedo qualcosa; ti prometto che poi uscirò dalla tua vita per sempre»
«Non ti credo» dissi io.
«Luca, non trattarmi così, ti prego».
La guardai. Era bellissima! Le lacrime le scendevano copiosamente, non seppi cosa fare, la strinsi a me e la baciai.
L’impeto fu travolgente; mi avvinghiò stretto a se, cademmo insieme sul letto e facemmo l’amore come non lo avevamo mai fatto prima. Mi sembrò quasi che lei lo facesse con rabbia.
C’era la radio accesa e Vasco Rossi cantava «Siamo solo noi»

Mi svegliai. Ero ancora intontito dall’alcool, ma la vidi sdraiata accanto a me e mi resi conto che non era stato un sogno: era tutto vero.
Mi accorsi che si era svegliata anche lei, si era girata verso di me e mi sorrideva.
«Vado in bagno» disse.
La guardai alzarsi. Era completamente nuda ed era bellissima.
La radio trasmetteva la canzone di Zucchero e senza rendermene conto mi misi a cantare con lui «Funky Gallo, come sono bello stamattina……»
Intanto che lei era in bagno mi vestii.
Quando uscì era già vestita e aveva un sorriso sulle labbra.
«Luca, devo dirti una cosa importante”.
«Dimmi” risposi, convinto che mi proponesse di ricominciare il nostro rapporto.
«Te lo giuro, stavo facendo una pazzia. Stavo per prendere dei sonniferi, volevo farla finita. Ma lui mi ha appena chiamato e vuole rimettersi con me”.
Restai paralizzato. «Dopo quello che è successo stasera?” buttai lì tanto per dire qualcosa.
«Luca, tu non sei adatto a me, sei troppo una brava persona”.
«Ma, ma io… pensavo …”
«No Luca, non parlare, so già cosa vuoi dire”.
La guardai fissa negli occhi e notai il suo volto raggiante.
«Allora torni con lui?”
«Sì,te l’ho detto, non ti merito. Prendila così, è stata una nottata folle e niente più”.
Aveva ragione, non potevo pretendere di portarla via da quella vita; lei desiderava vivere così.
Mi avvicinai alla porta e la aprii. Lei mi seguì.
Mi voltai per l’ultima volta a guardarla. Dio, quant’era bella!
Si avvicinò e mi diede un bacio sulla guancia.
«Luca, non cambiare mai da come sei. Troverai una brava ragazza che ti farà felice».
La radio era ancora accesa. Patty Pravo stava cantando: «Portami al mare… fammi sognare…e dimmi che non vuoi morire».
«Cara Patty, hai ragione» pensai.
Uscii per sempre dalla sua vita, non seppi più nulla di lei.
Presi l’ascensore e uscii dallo stabile. Il sole mi abbagliò.
«Che splendida giornata» pensai.

Maurizio Cortese

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