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Cultura

Villa Pisani

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La storia e il territorio si uniscono nelle antiche Ville che sorgono lungo la Riviera del Brenta. Un mondo assopito che aspetta solo di essere riscoperto.

La nobiltà veneziana ci ha lasciato eredi di queste opere meravigliose costruite tra il XVI e il XVIII secolo e spetta a noi valorizzarle, riscoprirle e amarle come esempio della nostra cultura nel mondo.
Piccole descrizioni e curiosità aiuteranno tutti ad avvicinarsi a queste ville con la speranza di sentirsi sempre più vicini alle tradizioni di un territorio come il nostro, intriso di storia, patrimonio e cultura.

di Giorgia Zatta

” Villa Pisani “

E’ la costruzione architettonica più imponente e più preziosa dal punto di vista artistico tra tutte le ville della Riviera. Essa rappresenta l’apice dell’architettura settecentesca, nella quale il fasto del barocco si coniuga all’armonia della classicità al pari delle grandi regge europee come Versailles o Caserta. Villa Pisani, detta anche la Nazionale, sorge a Stra, in provincia di Venezia, e si affaccia sul Naviglio del Brenta. È oggi sede di un museo nazionale, che conserva opere d’arte e arredi del Settecento e dell’Ottocento.
La sua costruzione ebbe inizio circa nel 1720 sulle fondamenta di una precedente villa, con il progetto dell’architetto padovano Frigimelica e di Francesco Maria Preti, per la volontà della nobile famiglia veneziana dei Pisani di Santo Stefano.
I lavori si conclusero dopo il 1736, in omaggio al 114° doge di Venezia Alvise Pisani. All’epoca della costruzione la Villa contava 114 stanze (ora 168). La maggior parte di queste stanze, nelle quali si conserva l’arredamento originario, è riccamente decorata con statue, stucchi ed affreschi commissionati ai grandi maestri dell’epoca come Fabio Canal, Jacopo Guarana, Pietro Longhi, Francesco Simonini, Carlo Bevilacqua e Giovanbattista Tiepolo. La vita in villa è rappresentata nella decorazione di un cospicuo gruppo di sale settecentesche: la sala del trionfo di Bacco, celebrazione del dio del vino e della musica; la sala della villeggiatura, che dà una gustosa interpretazione dei rapporti tra dame e cavalieri nel secolo di Casanova; la sala delle arti e molte altre ancora. Grande sfarzo è raggiunto nella sala da ballo, posta al centro dell’edificio. Giambattista Tiepolo, massimo esponente della pittura settecentesca in Italia, vi affrescò, sul soffitto, la Gloria della famiglia Pisani, luminosa composizione allegorica in cui le figure, adagiate morbidamente su nuvole rosate, sembrano librarsi sullo sfondo di un infinito cielo sereno. Di particolare interesse è l’appartamento napoleonico, ricco di tesori: il grandioso letto a baldacchino sormontato dall’iniziale dell’imperatore, gli splendidi cassettoni opera dell’intarsiatore lombardo Giuseppe Maggiolini, prediletto dalle corti europee, i monocromi di Giovanni Carlo Bevilacqua che narrano il mito di Eros e Psiche ed i preziosi mobili in stile Impero realizzati appositamente per villa Pisani. All’interno della Sala da Pranzo la tavola è apparecchiata con un servizio di piatti usato dalla corte napoleonica. Al centro è collocato un prezioso centrotavola in alabastro in stile neoclassico. Sulle piattaie rococò alle pareti sono esposti vetri e ceramiche del Settecento.
Nel 1814 la villa diventò proprietà degli Asburgo, e venne adibita a luogo di villeggiatura, ospitando l’aristocrazia europea (da Carlo IV di Spagna allo zar Alessandro I a Ferdinando II di Borbone, re di Napoli). Nel 1866, anno dell’annessione del Veneto al regno d’Italia, villa Pisani divenne proprietà dello Stato, perdendo la funzione di rappresentanza. Non più abitata, divenne museo nel 1884 e fu meta di visita di personaggi quali Wagner, D’Annunzio (che vi ambientò una scena fondamentale del suo romanzo Il Fuoco), Mussolini e Hitler (il cui primo incontro ufficiale avvenne qui, nel 1934), Pierpaolo Pasolini (che girò nelle sale della villa e nel parco un episodio del suo film Porcile).
La villa è situata all’interno di un grande parco che ospita sculture, edifici vari e un meraviglioso labirinto.
Il progetto del parco (costruito prima della villa) è basato sull’incrocio di assi ottici. Sullo sfondo le scuderie per i cavalli, create come finta facciata, furono scenografia per una società teatrale del 1700, dove Carlo Goldoni inscenava le sue commedie e dove, anche oggi, si rivive la stessa atmosfera durante eventi estivi. La realizzazione del parco ottocentesco ad ovest delle scuderie iniziò in epoca napoleonica e fu completata dagli austriaci nel 1820. I suoi percorsi sinuosi e la fitta vegetazione lo rendono profondamente diverso dal resto del parco e creano un’affascinante atmosfera romantica.
Il labirinto di siepi di bosso, è uno dei tre labirinti in siepe sopravvissuti fino ad oggi in Italia. Nel labirinto avveniva il gioco tra dama e cavaliere: la dama si poneva sulla torre centrale con il suo volto mascherato e il cavaliere doveva raggiungerla. Una volta arrivato, lei svelava la sua vera identità: ma era sempre una sorpresa. Il labirinto ha un solo accesso, coincidente con l’uscita, e nove anelli concentrici; è bordato a nord da tigli e ad est da carpini. E’ un percorso a scelte, la cui irregolarità e le pareti curve, tutte uguali, portano in brevissimo tempo allo smarrimento del visitatore. Oggi, dall’alto della torretta centrale, una guida solitamente indica ai visitatori il percorso da seguire affinché non si perdano.
Nel grande parterre centrale  oggi si trova la lunga piscina che fu costruita nel 1911 per studi idraulici dall’Istituto Idrografico dell’Università di Padova.
Entrare in questa villa significa essere catapultati indietro nel tempo, ai fasti di corte, ai giochi della nobiltà. Per alcune ore ci si sente fuori dal tempo, in una realtà che non esiste più ma che rivive nelle architetture, nei dipinti, nella passeggiata nel parco.
Valorizzare queste opere sul nostro territorio è un dovere, un privilegio, una priorità. Conoscerle e visitarle quasi un obbligo. La storia ci apre le porte resta a noi entrare.

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