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Cultura

Sulle orme di Fenici e Crociati

Beirut_centro

” Sulle orme di Fenici e Crociati ” di Manuela Manzato .

Cari amici, è davvero tanto tempo che non vi racconto dei miei viaggi , ma quest’anno, anche a causa della difficile situazione politica in Africa settentrionale ed in Medio Oriente, sono rimasta molto di più a casa e per fortuna a Venezia il lavoro non è mancato! Ma se a settembre ho accompa-gnato un bel gruppo in Turchia orientale e ve ne parlerò sicuramente in un prossimo futuro, approfitto di questo spazio per condividere con tutti voi le emozioni che ho vissuto in Libano, da dove sono tornata poco più di una settimana fa. Il tema del viaggio era “Sulle orme di Fenici e Crociati”, abbiamo fatto base a Beirut e in questo articolo mi concentrerò principalmente sulla capitale libanese.

La “terra dei Fenici” è un paese piccolo, la sua estensione è praticamente pari a quello del nostro Abruzzo di cui ha, secondo me, molte caratteristiche in comune: la bella costa, le alte montagne, lo straordinario patrimonio artistico, la buona cucina, la fierezza e l’ospitalità della gente. Il terremoto del 2009 ha messo a dura prova la popolazione della nostra bellissima regione italiana e danneggiato talmente tante chiese, basiliche e monumenti che diventa difficile perfino farne l’elenco. In Libano la lunga e terribile guerra dal 1975 al 1990 e poi ancora altri 34 tremendi giorni nel 2006 hanno devastato la “Svizzera del Medio Oriente”. Ma le popolazioni di ambedue hanno una grande determinazione e volontà di ricominciare, di ricostruire, di vivere. E la prima sensazione positiva che ho avuto, una volta arrivata a Beirut, è stata proprio percepire nell’aria la vitalità, il fermento e l’operosità soprattutto dei giovani. Molti dei ragazzi libanesi che hanno tra i 20 e 30 anni hanno un ricordo piuttosto vago degli anni del conflitto, ma in ogni famiglia ci sono stati lutti, case danneggiate o distrutte dai bombardamenti, tanto orrore. Eppure sembra che i genitori di questi meravigliosi giovani (a proposito sono belli, ma belli davvero!) siano riusciti a trasmettere loro un insegnamento fondamentale: “vivi la vita appieno, vivi ogni attimo intensamente, non sprecare nemmeno un secondo di questo dono straordinario che abbiamo ricevuto”. Pensate che i bambini dai 3 anni in avanti, oltre all’arabo, cominciano ad imparare una lingua straniera (di solito il francese) e dai 7 in poi aggiungono la seconda! E così in albergo, dove tutto il personale era davvero molto giovane, nei ristoranti a pranzo, nei siti archeologici, insomma dappertutto, abbiamo sentito parlare tante lingue e siamo sempre stati accolti da sorrisi aperti, cordiali, di sincero benvenuto. Ma un sorriso speciale per noi è stato quello di Dana, la nostra piccola grande guida, il nostro “raggio di sole”: la sua vitalità, la sua tempra di “montanara” (è originaria di un piccolo paese situato a 1.200 mt non distante da Beiteddine), l’amore per il suo paese e la sua allegria hanno contagiato tutti. Devo confessarvi che mi è capitato raramente che una persona ci incitasse con tanta veemenza ad uscire la sera, ad andare nei locali, a stare in mezzo alla gente. Beirut è una città che vive 24 ore su 24, ci diceva e noi, che abbiamo realizzato dal traffico intensissimo di giorno che era davvero un concentrato di persone in movimento, quando siamo usciti per scoprire la vita notturna, ci siamo resi conto che i ristoranti, i caffè e i locali, dove c’è sempre musica di tutti i tipi, erano gremiti di ragazzi, coppie e famiglie. I militari ci sono dappertutto, è vero, a ricordarci che la situazione attuale non è ancora esattamente “tranquilla” ma questi giovani che sono lì a controllare i vari quartieri ti salutano e ti accendono la sigaretta se vedono che stai cercando l’accendino in una borsa che non te lo sta facendo ritrovare ….. Noi abbiamo camminato su e giù per Rue Gouraud (la via della movida) più di 25 minuti prima di riuscire ad entrare in un bar e poterci sedere a bere qualcosa, mentre fuori le auto erano perenne- mente in coda! Ma passeggiare per il centro è davvero un piacere: sia che vogliate godervi l’aria del mare sulla Corniche, sia che desideriate fare shopping negli esclusivi negozi del Souk el Barghout dove non manca nessuna delle “griffes” più prestigiose o che decidiate di fermarvi a bere un Arak (meglio non di mattina!) nei pressi della Piazza della Stella, respirerete l’atmosfera cosmopolita e raffinata della città; gli eleganti quartieri di Hamra e di Verdun con i loro alti palazzi nuovi ed i centri commerciali contrapposti a quelli di Gemmayzeh, molto bohemian e a quello cristiano di Achrafieh dove ci sono ancora le poche ville storiche rimaste, i giardini con le bouganvillea e i fiori d’arancio. E poi le terme romane che trovi quasi a “sorpresa” dietro ad una fila di banche, gli ultimi scavi archeologici in centro città dove un gruppo di archeologhe (quasi tutte donne!) stanno lavorando alacremente e attraverso i quali ci hanno guidato con orgoglio, il meraviglioso Museo Nazionale famoso in tutto il mondo per il valore dei suoi reperti, riaperto definitivamente nel 1999 e dove la bellezza di molti sarcofagi ha suscitato in me un’emozione incredibile! E ancora minareti e campanili perché moschee e chiese sono una accanto all’altra, ragazze velate (poche) ed in minigonna, grattacieli avveniristici e vecchi edifici che sono rimasti esattamente come dopo i bombardamenti ci ricordano continuamente che Beirut, cananea, fenicia, romana, crociata, ottomana, francese è la città “mille volte morta, mille volte rinata”, come scrisse la poetessa Nadia Tueni. Le gru fanno parte dello skyline, ma purtroppo molto, troppo è stato abbattuto. Se da un lato il modello di ricostruzione promosso da Solidere, la Compagnia Libanese per la Sviluppo e la Ricostruzione, è stato quello di azzerare il passato e ricostruire la città in forme nuove, trasformando anche la rete stradale, dall’altra c’è la volontà di tanti cittadini di salvare il patrimonio artistico che può ancora essere recuperato. Gli interessi economici degli immobiliaristi sono davvero importanti, ma l’augurio è che quella che era la “Parigi del Medio Oriente” riesca a mantenere la sua personalità. Rimandando al prossimo articolo le mie impressioni e osservazioni riguardo al resto del paese, la cucina e la natura, vorrei lasciarvi con questa considerazione: “Mi piacerebbe avervi fatto venire la voglia di visitare il Libano e visto che ho lasciato una Beirut meravigliosamente addobbata per Natale con tanti alberi illuminati e le rosse stelle di Natale ovunque, vorrei che l’augurio per queste Feste fosse davvero un messaggio di pace. Forse potrà sembrarvi banale e scontato, ma troppi dei paesi dove sono stata negli ultimi due anni: Egitto, Libia, Siria sono ancora “coperti di sangue” e ho visto Beirut come la “città della speranza” in un mondo che sia finalmente capace di garantire la libertà alle persone indipendentemente dalla loro religione e dal loro ceto sociale.

Buon Natale di cuore a tutti!

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