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Cultura

Proseguendo sulle Orme di Fenici e Crociati

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Proseguendo ” Sulle Orme di Fenici e Crociati ” di Manuela Manzato .

“Ogni promessa è debito” si dice e, dato che prima di Natale avevo promesso che avrei continuato a raccontarvi della mia esperienza in Libano, eccomi qui ! Beirut è la capitale del paese, ma facendo spostamenti brevi su strade in ottime condizioni, si scoprono tutte le caratteristiche dei vari “Distretti”, quelli che corrispondono alle nostre province. Il giorno successivo al nostro arrivo siamo partiti in direzione sud, costeggiando il mare, in direzione Tiro. Ero così entusiasta di visitare, strada facendo, il Tempio di Echmoun, la piacevole e ridente Sidone e raggiungere alla fine proprio Tiro, patrimonio dell’Unesco fin 1984: mi ero preparata molto per questo viaggio, con più tempo a disposizione del solito e la mia immaginazione e la mia fantasia avevano avuto modo di vagare per castelli, siti archeologici, montagne e coste prima molto prima che l’aereo toccasse il suolo libanese.
Ma come quasi sempre succede, giorno dopo giorno mi rendevo conto che tutto era molto più sorprendente di quello che mi aspettavo!
Tornando alla nostra escursione, pochi chilometri dopo il centro città abbiamo cominciato a costeggiare il mare e a vedere bananeti e agrumeti, che man mano che ci avvicinavamo a Sidone diventavano vere e proprie distese. Verde e giallo, a pochi metri l’azzurro intenso del mare e l’oro della sabbia: un colpo d’occhio straordinario! Malgrado la cementificazione selvaggia degli anni successivi alla lunga guerra, il Libano è un paese dove la natura ha una forza incredibile, dal mare alle alte montagne coperte di neve, senza dimenticare che l’acqua, bene prezioso che tutti i paesi confinanti devono centellinare, qui c’è in abbondanza.
Il tempio di Echmoun, di cui purtroppo resta poco, dedicato ad un dio guaritore, è situato praticamente in un giardino, Bustan el Sheikh, che è una gioia per gli occhi e per l’olfatto (anche d’inverno) ed è appena a 2 km da Sidone, Saida in arabo. Questa deliziosa cittadina il cui porto venne utilizzato in antichità per commerciare intensamente con l’Egitto, successivamente divenne importante e molto ricca grazie al mollusco (murice) da cui si estraeva la famosa porpora per tingere i tessuti e che partiva proprio da qui per essere trasportato in tanti altri paesi. Considerando che il primo insediamento risale almeno a 6000 anni fa e che ci sono passati tutti i popoli dell’antichità, si trovano in città testimonianze di culture molto diverse tra loro. Il castello crociato, chiamato Castello del Mare, è situato in una posizione strategica, su una piccola isola che venne collegata alla terraferma dagli arabi in un secondo momento, con la sua torre occidentale alta  21 metri  è sicuramente una meta obbligatoria, ma i bei caravanserragli,  il suq che si è poco “snaturato” nel senso che ci sono ancora tantissimi “veri artigiani”, le belle moschee e le chiese rendono Sidone molto eterogenea ed allo stesso tempo molto accogliente grazie anche alla cortesia dei suoi abitanti. C’è anche il piccolo ma grazioso “musée du savon”: anche qui come ad Aleppo esisteva un’antica tradizione riguardo la produzione del sapone, ma anche della lavorazione del legno. Inoltre se da un lato una bella leggenda fenicia fa risalire la scoperta del vetro proprio su questo tratto di costa, dall’altro la storia ci conferma che sicuramente la fabbricazione e la commercializzazione di uno dei materiali più rari e costosi dell’antichità cominciò da qui. E sempre a Sidone è nato l’alfabeto fonetico, che sarebbe stato poi introdotto in Grecia, ma è certo che sia  l’origine di tutti gli altri alfabeti del mondo antico e moderno. Guardando il mare mi sono immaginata come doveva essere la vita al tempo dei fenici: ho “visto” navi arrivare e partire, scaricare e caricare le merci: stoffe preziose, spezie, legname. Ho “sentito” parlare tante lingue: ci sono passati assiri, persiani, greci, seleucidi, tolomei, romani, bizantini, ottomani…..mi è venuta in mente la mia cara e adorata maestra delle elementari: era riuscita a far capire perfettamente a dei bambini quanto i fenici avessero influenzato tutti i popoli del Mediterraneo!
Purtroppo Sidone è stata molto contesa dalle varie milizie (palestinesi, israeliani, siriani) durante gli anni della guerra civile ed il grande Fabrizio De André scrisse la struggente canzone  “Sidun” inserita nel disco “Creuza de mä” in genovese che esprime tutto il suo dolore per quello che stava succedendo. Lentamente si sta tornando alla normalità anche se sulla strada ci siamo imbattutti in diversi posti di blocco ed i militari con i carroarmati sono una presenza ben visibile.
Una volta arrivati a Tiro, siamo andati direttamente al bel ristorante con terrazza sul mare dove era previsto che ci fermassimo. E a proposito del cibo voglio soffermarmi per un po’ sulla varietà e qualità della cucina libanese! Premettendo che sono una buongustaia ed un’appassionata di vini e che ho una certa conoscenza della cucina mediorientale, mi aspettavo sicuramente delle differenze, ma non la “raffinatezza” che ho avuto modo di gustare! I mezzé e cioè quel “trionfo” di antipasti che vengono serviti non appena ci si siede a tavola, rappresentano fin dai tempi dei sultani un “rito”, al quale nessuno avrebbe osato sottrarsi e che grazie alle diverse forme, colori e profumi dovevano sedurre l’occhio ancora prima del palato. E vi posso garantire che quando ci si trova davanti tutti questi piattini la “seduzione” è garantita! Ogni volta l’imbarazzo è: da cosa comincio? Ecco che allora si “tuffa” un pezzo di pane non lievitato (spesso servito caldo) nell’hommus di ceci o in quella delizia che è il mutabal beitinjan, una crema ottenuta dalle melanzane cotte sulla fiamma viva e accompagnata con dei grani di melograno, e poi le batata harra, le patate piccanti passate al forno, aromatizzate con menta e condite con olio, limone e prezzemolo, i sottaceti, i samboussek ( “sigari” di pasta “brik”) fritti ripieni con formaggio, carne o spinaci, i falafel (polpette di legumi). Ma quello che mi faceva fare il bis erano le insalate, strepitose! Il fattush è quella che preferisco:  pomodori, insalata verde, cipolle rosse, ravanelli, carote, olive nere, prezzemolo, cetrioli, menta (a volte anche timo) con dentro i crostini di pane, tutto condito con il succo di limone e l’olio d’oliva. L’altra insalata famosissima è il tabbuleh, fatta con tanto prezzemolo, menta, pomodori, burghul  (grano spezzettato) tritati finemente e conditi con olio e limone. In base poi alle varie zone ci sono delle variazioni, ma trovate quasi dappertutto anche le Lahm biajin, deliziose pizzette di carne e il Labneh mtawameh, una specie di ricotta con l’aglio e la menta!! Dopo tutto questo “ben di Dio”, arriva il piatto principale a base di carne o pesce.          A Tiro abbiamo mangiato del delizioso pesce fritto in olio extravergine, croccante e leggero! Seguito da dolce e frutta!
Potete immaginare con che sorta di beata soddisfazione abbiamo cominciato la nostra visita all’area archeologica di al-Bass! C’era un bel sole tiepido e ci siamo incamminati per la strada che attraversa l’antica necropoli del II-III sec. Siamo rimasti sbalorditi dalla quantità dei sarcofagi, molti dei quali finemente scolpiti, e delle cappelle e tombe di ogni dimensione e forma. Osservando e camminando ci siamo trovati di fronte all’arco di trionfo del II sec. da dove vedevamo chiaramente i resti dell’acquedotto romano. Siamo poi entrati nell’ippodromo, uno dei più grandi e dei meglio conservati al mondo di epoca romana, ha ancora la spina originale praticamente integra e, malgrado la posizione non sia così “scenografica”, è davvero impressionante. Conteneva fino a 20.000 persone e per un attimo, chiudendo gli occhi, ho sentito le urla del pubblico seduto sulle gradinate fare il tifo per le diverse squadre; ho visto bighe e quadrighe sfilare velocissime, cavalli con la schiuma alla bocca ed il trionfo dei vincitori! Con queste immagini nella mente ci siamo spostati nella zona di al-M?n?, verso il porto attuale. L’antica parte insulare della città ha una bellissima strada colonnata che conduce ad un ampio complesso termale e a quello che era considerato il porto egizio: posto magico dove al tramonto il bellissimo marmo variegato delle colonne si tinge di riflessi di tutte le tonalità del verde e del rosa e da dove abbiamo parlato di Alessandro Magno. Ebbene sì, dopo 7 mesi di lungo assedio, nel 332 a.C, il grande condottiero, conquistò Tiro, la distrusse e collegò definitivamente alla terraferma anche la parte insulare della città. Nemmeno il re babilonese Nabucodonosor era stato così “feroce”, ma di sicuro la grande Tiro subì un colpo durissimo e vennero cancellate tutte le testimonianze delle epoche precedenti. La storia della città continuò ad essere molto “travagliata” con momenti di declino alternati a momenti di grande prosperità. Adesso ha bisogno di pace, quella vera e di turisti desiderosi di conoscere una delle culle della civiltà fenicia.
E voi, se vi farà piacere, proseguirete con me questo viaggio in Libano molto presto: andremo verso nord alla scoperta di altri siti meravigliosi, di palazzi sfarzosi e anche a  bere un bicchiere di vino eccezionale nella Valle della Beq?. Cin cin e alla prossima!

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