" La nascita di Viktoria " di Marco Botter .
L’attesa di ogni momento della vita è motivo di riflessione, cerchi di capire come sarà, come cambierà la tua strada il tuo cammino.
Ci sono attese che logorano mentre altre fanno crescere in te la voglia, il desiderio che quel momento giunga veloce e che la gioia dell’evento tanto atteso ti riempia ogni pensiero donandoti forza ed energia.
Ero seduto a casa, il telefono vicino a me solo; i bimbi erano dalla nonna, ovviamente.
Quasi quasi non ci pensavo, forse spaventato, forse semplicemente cosi ansioso di vedere lampeggiare quel telefono, che preferivo non pensarci. I minuti passavano, ma quella telefonata non arrivava.
Pensavo di farmi un panino con il salame buono, guardavo come ero vestito sperando che l’abbigliamento fosse adatto.
E se non mi chiama? E se per qualche assurdo motivo non posso esserci? Ma io ci voglio essere assolutamente, non voglio perdermi questo momento: io voglio viverlo, voglio esserci per poterlo fondere nella mia mente e tenerlo li come forse il ricordo più dolce della mia vita.
Sapevo che passare attraverso quella esperienza avrebbe reso me diverso; forse, anzi sicuramente migliore. Non sono molti gli uomini che vivono questo attimo, ma io lo volevo, lo avevo perso una volta, ma a questa non potevo mancare!!
Sentii la vibrazione del cellulare, risposi immediatamente e sentii la voce di un uomo che mi diceva: "vieni, ma vieni subito, sbrigati!!"
Ero pronto: chiavi, e via, poche centinaia di metri da fare in macchina; ma perche mi ha chiamato lui? e lei? Forse c’è qualche problema, forse è successo qualcosa! Poche centinaia di metri divennero chilometri.
Finalmente lasciai la macchina e schizzai verso la porticina, suonai il campanello e ancora attesi pochi lunghissimi, eterni secondi. Camice bianco e cuffia mi aprirono il portone, "venga presto presto!"
Mi diede una tunica bianca, una cuffia, due copri scarpe, "di là a destra, presto!!"
Scivolavo veloce sul pavimento lucido, entrai nella stanza. Ci siamo finalmente, ero arrivato ed in tempo; lei mi guardò e mi prese la mano, la stringeva cosi forte, quasi a condividere il suo dolore con la mia gioia; tremava: non era freddo, era chiusa nel suo dolore, era il suo modo di gridare quel dolore che inevitabile precede la gioia del primo incontro.
Il suo respiro ritmato e sudato; a poca distanza sei occhi la guidavano, "vai dai respira adesso respira".
Ad un certo punto vedo spuntare la sua piccola meravigliosa testolina... e lì i consigli divennero urla come allo stadio, "dai, non fermarti! dai forza!, ancora uno sforzo dai che ci siamo" ed io ho incrociato i suoi occhi che urlavano di dolore, sai che adesso soffrirai ma non importa, vai incontro alla sofferenza che porterà alla gioia!
E lì dopo pochi attimi di respiri profondi come un miracolo, ho visto la mia piccola lanciarsi tra le mani della dottoressa. Un piccolo, meraviglioso corpicino prendeva vita, qualche attimo ed ho sentito il suo privo vagito; una forbice, un taglio veloce e la mettono li sul ventre della mamma, ed io ubriaco di emozioni come un giapponese a Venezia.. fotografavo!! Benvenuta Viktoria, benvenuta in questo mondo.
Una pulita una pesata, me la avvolgono in una copertina, la fasciano come un piccolo meraviglioso salame e la mettono a scaldare; ed io la guardo, cerco di capire di che colore ha gli occhioni, di che forma è il naso, non so nemmeno io che fare. La mia piccola creatura è arrivata ed io sono ancora una volta l’uomo più felice del mondo!!! Grazie Halia per i regali più belli che si possano ricevere al mondo .







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