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Scopriamo Venezia

Le ostie del Demonio a casa Tintotretto

lapide casa tintoretto
lapide casa tintoretto

Oltre alla definizione di irripetibile museo a cielo aperto, Venezia, che ad ogni passo si rivela come impagabile scrigno di bellezza, ben si è prestata ad essere anche luogo magico dove hanno trovano spazio pure le storie più leggendarie. A volte vere, come descrivono i precisi documenti della Serenissima, a volte romanzate, come la vicenda del Fornaretto o più ancora, tragicamente truci, come quella di Biasio. Ma, come leggerete, anche diabolicamente demoniache come quella legata ad un casa in Fondamenta dei Mori al numero 3399. Cifre scritte al di sopra di una porta, che già dovrebbero mettere subito in allarme chi ha un minimo di sapere sulla simbologia dei numeri cari a satana e tutte le combinazioni che si possono ottenere partendo dal numero, 666, della maligna bestia. La stessa che, nei panni di una vecchia strega, insidiò la figlia del proprietario della casa a 500 metri dall’uscita del Ghetto nel Sestriere Cannareggio. Un nome illustre della storia dell’arte che si chiamava niente di meno che Jacopo Robusti detto il Tintoretto, padre di Marietta. Adolescente fanciulla in età da prima comunione che mentre si stava recando nella vicina chiesa della Madonna dell’Orto, per presenziare alla messa, fu avvicinata da una vecchia che le consegnò delle particole. Bisbigliandole, ma con voce stentorea, che le avrebbe dovute mangiare una al giorno per i giorni successivi per diventare come la Madonna. Non doveva però farne parola con anima viva. Marietta accettò ma, ogni mattina, durante la messa. al posto di inghiottirle le conservava per poi nasconderle in una scatoletta in giardino, sepolta nei pressi dell’abbeveratoio degli animali domestici. Passato qualche giorno però, gli animali iniziarono a comportarsi in modo inconsueto fino a inginocchiarsi davanti all’abbeveratoio e li, rimanervi come impietriti. Impaurita dalla strano fenomeno, Marietta raccontò l’incontro con la vecchia al papà che da buon contemporaneo di quel secolo, non faticò ad immaginare che la vecchia in realtà fosse una diabolica strega che aveva cercato di rubare l’anima della figlia. Portate in chiesa le ostie stregate in chiesa, senza farsi vedere da nessuno, le abbandonò nell’altare e disse poi a Marietta, facendola affacciare al balcone di casa, di provare a chiamare la vecchia per invitarla ad entrare. Lui, intanto, si nascose dietro la porta d’entrata e, appena la strega superò la soglia, la colpì di randellate con con un grosso bastone. La strega, a quel punto, resasi conto di essere caduta in una trappola, urlando come soli un essere demoniaco può saper fare, circondata di una nuvola di fumo, non potendo più guadagnare l’uscita presidiata dal Tintoretto con tanto di randello, fuggì via attraversando un muro, lasciandovi un buco. Una breccia che Tintoretto decise di coprire con un altorilievo raffigurante Ercole con la clava, simbolo di forza e mascolinità.

Chiaro monito per la strega non si fece mai più vedere, come non si fecero più vedere altre streghe che ben impararono a girare al largo dalla casa del Tintoretto e dal suo Ercole con il randello sempre pronto a difendere il 3399 del Sestriere Cannaregio.

di Mario Stramazzo

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