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Vineide (1)

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“Vineide”, il terzo libro scritto a quattro mani dal celebre winemaker Roberto Cipresso e da Giovanni Negri, edito da Piemme.

Dopo il successo de "Il romanzo del vino" e "Vinosofia", i due autori intraprendono un nuovo viaggio per tutti coloro che almeno una volta nella vita si sono interrogati sul mistero del vino e sulle arcane ragioni che hanno spinto l’uomo a fare del vino qualcosa di unico e irripetibile.

Marco Polo e il Diciannovesimo Mistero del Vino

Messere articolista, a me resta poco tempo. Già troppo ho visto e troppo  ho ricordato. Se il mistero del vino vuoi scoprire lo troverai per mare, attraversando il quale io molto ho conosciuto, almeno quanto valicando le montagne e superando i deserti, le pianure feconde e le aspre terre, le vie di nostro Signore e quelle dei commerci e della seta. Traghetta dunque nella laguna dove sorge la città che del mare è Regina, e raggiungi un'isola piccola. Un tempo era denominata Maiurbium, forse ospitava una città maggiore, certo vantava ricchi palazzi e numerose chiese. Oggi è l'isola di Mazzorbo, nella sua chiesa di Santa Caterina ammirerai la campana più antica della laguna. E' da Burano che raggiungerai Mazzorbo, attraverso un pontile. E come Burano anche Mazzorbo fu al principio di ogni cosa isola di palafitte, erette per fuggire le orde barbariche che recavano morte e distruzione di ogni cosa. E' lì, a Mazzorbo, che troverai una piccola vigna. Io la conobbi in due soli momenti. Quand'ero molto giovane una prima volta, infine e soltanto quando fui molto vecchio. Impiegai settanta anni, tutto ciò che in mezzo accadde, per cogliere fra quei grappoli il mistero del vino.
Quando accadde piansi. Perchè era troppo tardi.

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Messere articolista, mio padre Niccolò e mio zio Matteo partirono ch'io avevo soltanto sei anni, e a Mazzorbo li salutai mentre la nave raggiungeva l'orizzonte, ed io mi volsi nuovamente a giocare in mezzo a quella piccola vigna, a guardarne curioso i grappoli, ed a sentir parlare di quel vino battezzato col nome della città che credevo la più potente del mondo. Non avrei rivisto mio padre e mio zio prima di otto anni, quando riabbracciai due uomini che dissertavano talvolta fra loro con una lingua strana, partiti con un carico di pietre preziose e tornati con montagne di pelli, tappeti, strumenti, decorazioni, pergamene, minerali ed ogni altro bene di Dio che mai uomo aveva visto, narrando di mondi lontani che io incominciai a sognare fino a quando, nel 1271, a mia volta partii per mare anche io, guardando Mazzorbo un'ultima volta ed ignorando il destino. Avevo, quel giorno, solo diciassette anni. L'isola, la laguna e la sua vite, non le avrei potute rivedere prima di altri quasi vent'anni. Centinaia, anzi migliaia furono
le tappe, per mare e per terra, dove ogni sera chiusi gli occhi cercando ristoro, prima di giungere nel lontano Catai del Gran Kan e nell'odierna Hangzou, dove oggi puoi ammirare una statua eretta in mio onore. Da San Giovanni d'Acri, ultimo avamposto di Terra Santa, ci spingemmo avanti con le nostre mercanzie, affidandoci al solo nostro istinto, convinti a ragione che il Commercio potesse più delle Armi. Ma non ci fu notte a Sudak, Astrakan, Bolgara, Bucara o Samarcanda, non ci fu cielo stellato né donna o uomo o pianta o animale capace di togliermi dagli occhi l'immagine della laguna, della città e della piccola isola che avevo lasciato.

E con essa l'antico ricordo del suo vino, che forse mai più avrei gustato.

Segue ............................................................

http://www.robertocipresso.it/

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